Lo avevamo detto la settimana scorsa che Fiorentina Juventus di quest’anno era una partita anomala. Lo aveva sottolineato Pippo Russo nella sua rubrica “Purple Rain” e lo ha confermato il campo. Tanto anomala da durare, almeno per me, 32 minuti: il tempo, cioè, di vedere la rete di Marchionni e la sua mancata esultanza in segno di rispetto verso la sua ex società. Una cosa impensabile, se facciamo riferimento a quello che la sfida con i bianconeri è stata e, per molti tifosi viola, è ancora, ma anche un segnale dei tempi che cambiano. Sarà il Fair Play, sarà che tra grandi società, e soprattutto tra grandi imprenditori che operano a volte anche insieme nel mondo della finanza nazionale ed internazionale non ci si possono certo permettere certi atteggiamenti che a qualcuno potrebbero apparire provinciali, sarà che negli ultimi tempi le operazioni
Approdato a Firenze dopo una lunga permanenza a Cagliari, Aldo Firicano in breve tempo diventa una delle colonne portanti della difesa gigliata dando prova in prima persona che non sono nomi altisonanti a fare di un reparto un baluardo difficilmente oltrepassabile; lui il centrale difensivo che contro Manchester e Arsenal assieme a Padalino, chiude la porta ai portentosi attaccanti inglesi. Protagonista tra i protagonisti, uno degli undici della notte di Wembley che può vantarsi di aver fatto parte dell’unica squadra italiana capace di battere i Gunners nello stadio nazionale per eccellenza, prima che fosse demolito e ristrutturato. Parla di serate perfette Firicano, come quella di Londra e come quel pomeriggio di Carnevale a Firenze, quando i giornali sportivi italiani commentavano con un perentorio “Bastonati” il tre a zero, inflitto dai viola alla Juventus di Conte e Zidane; Firicano racconta di una squadra che in campo scendeva più di dieci anni fa ma queste parole sembrano attuali
Oh mio Dio! Anzi no… Oh mio zio, che caos intorno alla nuova crociata della Federcalcio e del Coni contro i “labiali” blasfemi! Come nel “Grande Fratello”, ora anche sul rettangolo di gioco chi bestemmia viene espulso. Non solo, la norma in vigore dal 26 febbraio prevede anche la squalifica con la prova televisiva, cioè interpretando il movimento delle labbra attraverso la visione dei filmati. Idealmente, l’intento dichiarato è lodevole, perché certe espressioni sono deprecabili ed ineleganti, oltre che irrispettose verso chi ha fede. Per inciso, il più celebre comico toscano costruì un quarto d’ora circa del suo spettacolo “Tuttobenigni” proprio sull’allusione alle bestemmie, raccontando una tipica partita a carte in una Casa del Popolo; ma quelli erano altri tempi, forse c’era la capacità di prendersi meno sul serio. L’intento è lodevole, dicevamo, ma quando si cerca di perseguirlo
Claudio Corti, comasco classe ’87, occhiali da bravo ragazzo ed un passato tra le fila degli sconosciuti della Superstock, uno di quegli sconosciuti però che di gas è capace di darne a manetta. Lui, che alla scuola preferiva l’hockey: “Ho lasciato i banchi a sedici anni, appena ho potuto”, la passione per le moto l’ha ereditata da papà: “La domenica gli altri bambini andavano all’oratorio, lui invece, mi portava ad allenarmi con la minimoto nei parcheggi dei supermercati”. Nella sua carriera motociclistica vanta di un solo titolo, conquistato nel 2005 nel campionato Sstock600, titolo sfuggitogli invece per un soffio nel 2009; con i numerosi risultati positivi ottenuti nella classe Stock 1000, Claudio Corti è stato incoronato vicecampione, ma all’età di 22 anni avrà tempo per esporre in
E dice che gli è passata di moda, che oramai gli è acqua passata…passata una smania, e chi se lo scorda i “’meglio secondi che ladri dell’82”? O quella finale di UEFA giohata ‘n casa a Avellino bianconera? O Baggino, strappato ‘n fasce dalla culla viola e venduto da’ perfidi Pontello alla potenza degli Agnelli? O le malefatte ventennali di’ gatto e della vorpe, Moggi e Giraudo? O qui’ disgraziato di’ piano di sopra che gli è sempre pronto a meleggia’ con que’ sorrisini a bischero? ‘Nsomma per me Fiorentina-Juventusse gli è sempre la partita dell’anno, quella della boccia meglio, quella a più arto rischio coronariho! Onde perciò pe’cui, questa e un vu’ la dovei perdere, a costo di moricci tutti! I’Bayerne? E m’importa una smania! La mi’nipote la un n’ha miha sposaho un crucco, ma un gobbo sì, accidempoli anche a lei! E vu’ m’avei quasi illuso, perché anche se s’era partii co i’ solito andicappe, poi, e s’eran chiusi ‘n area
Nel 1966 il calcio torna nella culla che l’ha generato. L’ottava edizione della Coppa del Mondo si gioca così in Inghilterra che si prepara al ruolo da predestinata. Alfred Ramsey aveva portato l’Ipswich Town dalle serie minori alla conquista del campionato e fu chiamato a guidare la Nazionale, promettendo lacrime e sangue e disegnando quel 4-4-2 che farà la fortuna del calcio inglese a livello di club, dopo l’unica vittoria iridata. Una vittoria sulla quale pesano, come altre volte, le decisioni arbitrali, sia nel match rissa contro l’Argentina che nella finale contro al Germania Ovest. La palla di Hurst, per chi ancora avesse dei dubbi, sbatte sulla traversa e poi torna in campo e non in gol, come invece sancisce l’arbitro svizzero Dienst. Errore che butta nello sconforto i tedeschi, consapevoli di essere diventati vittime sacrificali tanto da subire il 4-2 finale dallo stesso Hurst. E’ un Mondiale bello solo nel finale grazie, soprattutto, al Portogallo di Eusebio, vera grande rivelazione che raggiungerà uno storico terzo
Venerdì scorso Prandelli ha messo fine (si spera) al vespaio mediatico sul suo futuro, dichiarandosi pronto a firmare per altri cinque anni. Sarà un caso ma, il giorno dopo, una Fiorentina rimaneggiata e amareggiata per l’eliminazione dalla Champions ha ritrovato energie impensabili. Eppure il gol segnato di testa da Lavezzi (che non è certo una pertica) poteva uccidere un elefante. Ma non ha ucciso il Gila, il ri-Gila ed infine Jovetic, autori dei tre gol e probabilmente i migliori in campo insieme a Frey anche se tutto il gruppo è da elogiare. Mister compreso.
Come quest’anno, anche nella stagione scorsa Napoli-Fiorentina giunse subito dopo la sfida del Franchi contro la Juventus, solo che in quel caso eravamo appena al 2° turno del girone d’andata. Il Napoli iniziò il campionato 2008-2009 col piede giusto, al punto che nella prima fase i media lo incoronarono come possibile pretendente allo Scudetto. La classifica finale avrebbe detto un’altra cosa, ma intanto i partenopei si imposero per 2-1 al San Paolo, ribaltando con Hamsik e Maggio (ex viola) lo 0-1 firmato da un Mutu in ottima forma.