Lo avevamo detto la settimana scorsa che Fiorentina Juventus di quest’anno era una partita anomala. Lo aveva sottolineato Pippo Russo nella sua rubrica “Purple Rain” e lo ha confermato il campo. Tanto anomala da durare, almeno per me, 32 minuti: il tempo, cioè, di vedere la rete di Marchionni e la sua mancata esultanza in segno di rispetto verso la sua ex società. Una cosa impensabile, se facciamo riferimento a quello che la sfida con i bianconeri è stata e, per molti tifosi viola, è ancora, ma anche un segnale dei tempi che cambiano. Sarà il Fair Play, sarà che tra grandi società, e soprattutto tra grandi imprenditori che operano a volte anche insieme nel mondo della finanza nazionale ed internazionale non ci si possono certo permettere certi atteggiamenti che a qualcuno potrebbero apparire provinciali, sarà che negli ultimi tempi le operazioni
Potremmo tranquillamente definirlo “l’uomo delle quattro epoche”, e nessuno troverebbe nulla da che ridire; in pochi infatti oltre a lui hanno avuto la possibilità di vivere oltre un trentennio di Fiorentina in maniera così totale, piena, vera. Stefano Carobbi, cresce calcisticamente proprio nel vivaio dei gigliati per poi fare il suo ingresso in prima squadra all’inizio degli anni Ottanta, decennio in cui a Firenze si vedeva già l’alba di un nuovo ciclo societario, ovvero quello della famiglia Pontello. Un “Rinascimento” vero e proprio quello attuato dal Presidente Ranieri Pontello, che vide oltre all’ingaggio di grandi nomi, tra cui Passarella, Bertoni e Socrates, anche un serrato progetto che orbitava attorno alle nuove leve come Pecci , Baggio, Borgonovo e Carobbi appunto. In maglia viola oltre cento presenze e tante emozioni, come il rapporto
Dov’è finita la poesia del calcio? Dove si è dissolta quella musica che accompagnava Nino nella canzone di De Gregori? «Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato»… e tornano in mente Baggino, Maradona, Antognoni, Zico e chissà quanti altri. Beninteso, i grandi campioni esistono ancora, ma il vero protagonista sta uscendo di scena: il pallone. Se pensiamo a Totti, ad esempio, ci viene in mente il suo ultimo gol o il suo ultimo spot Vodafone? Se parliamo di Cassano, ci ricordiamo uno dei suoi assist o una freddura del suo libro? Del Piero: l’uccellino dell’Acqua Uliveto. Beckham: le foto hot per i poster di Armani. E così via, ma non è solo un problema di overdose pubblicitaria. La sfera di cuoio infatti sta sparendo anche a livello giornalistico: invece che dare risalto al calcio giocato si preferisce enfatizzare il calcio bisticciato, gli alterchi fra personaggi che non esprimono concetti d’interesse sportivo ma mirano a sbeffeggiare il nemico di turno
Claudio Corti, comasco classe ’87, occhiali da bravo ragazzo ed un passato tra le fila degli sconosciuti della Superstock, uno di quegli sconosciuti però che di gas è capace di darne a manetta. Lui, che alla scuola preferiva l’hockey: “Ho lasciato i banchi a sedici anni, appena ho potuto”, la passione per le moto l’ha ereditata da papà: “La domenica gli altri bambini andavano all’oratorio, lui invece, mi portava ad allenarmi con la minimoto nei parcheggi dei supermercati”. Nella sua carriera motociclistica vanta di un solo titolo, conquistato nel 2005 nel campionato Sstock600, titolo sfuggitogli invece per un soffio nel 2009; con i numerosi risultati positivi ottenuti nella classe Stock 1000, Claudio Corti è stato incoronato vicecampione, ma all’età di 22 anni avrà tempo per esporre in
E dice che gli è passata di moda, che oramai gli è acqua passata…passata una smania, e chi se lo scorda i “’meglio secondi che ladri dell’82”? O quella finale di UEFA giohata ‘n casa a Avellino bianconera? O Baggino, strappato ‘n fasce dalla culla viola e venduto da’ perfidi Pontello alla potenza degli Agnelli? O le malefatte ventennali di’ gatto e della vorpe, Moggi e Giraudo? O qui’ disgraziato di’ piano di sopra che gli è sempre pronto a meleggia’ con que’ sorrisini a bischero? ‘Nsomma per me Fiorentina-Juventusse gli è sempre la partita dell’anno, quella della boccia meglio, quella a più arto rischio coronariho! Onde perciò pe’cui, questa e un vu’ la dovei perdere, a costo di moricci tutti! I’Bayerne? E m’importa una smania! La mi’nipote la un n’ha miha sposaho un crucco, ma un gobbo sì, accidempoli anche a lei! E vu’ m’avei quasi illuso, perché anche se s’era partii co i’ solito andicappe, poi, e s’eran chiusi ‘n area come se fossero stai l’Empoli. Qui’ gollino mezzo fori gioho che l’avean fatto subito e parea i’ contentino pe’ bambini. Via, e vi si regala
L’assegnazione dei Mondiali al Cile è uno di quei misteri della storia del calcio ancora irrisolti. D’altra parte lo sport diventata sempre più popolare, iniziava a generare business e la rassegna iridata era una passerella mediatica ed economica irrinunciabile. A spingere molto perché la sesta edizione della Coppa del Mondo fosse assegnata al Paese andino fu il Brasile, campione in carica, operazione che gli tornerà indietro con gli interessi, arbitrali, durante il torneo. Uno dei tornei più brutti e rissosi che si siano mai giocati, dove l’Italia riuscirà a collezionare un’altra figuraccia, cercando di dare tutte le colpe all’arbitro inglese Aston, che favorirà in un match violento i padroni di casa del Cile. A parole, dopo la mancata qualificazione del ’58, si dice di voler tornare a valorizzare i vivai, ma nella pratica sarà ancora una Nazionale farcita di oriundi, tra cui quell’Altafini già campione del mondo col Brasile quattro anni prima. Solo Rivera e Bulgarelli rappresentano i due diamanti grezzi di un gruppo che di lì a
Sconfitta dura da digerire per i viola, non solo perché è addirittura la sesta fra le mura amiche (in 14 gare casalinghe), ma perché arriva nel corso della madre di tutte le sfide, quella contro la Juventus. Il pubblico accorre numeroso e convinto allo stadio, a tre giorni dal big-match col Bayern, ma lo spettacolo non lo ricompensa. Entrambe le squadre appaiono stanche e poco lucide, ma la cosa peggiore è che la Juventus fa bottino pieno, passando prima in vantaggio con Diego e replicando con Grosso al momentaneo pareggio di Marchionni.
Come quest’anno, anche nella stagione scorsa Napoli-Fiorentina giunse subito dopo la sfida del Franchi contro la Juventus, solo che in quel caso eravamo appena al 2° turno del girone d’andata. Il Napoli iniziò il campionato 2008-2009 col piede giusto, al punto che nella prima fase i media lo incoronarono come possibile pretendente allo Scudetto. La classifica finale avrebbe detto un’altra cosa, ma intanto i partenopei si imposero per 2-1 al San Paolo, ribaltando con Hamsik e Maggio (ex viola) lo 0-1 firmato da un Mutu in ottima forma.