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Sogno iridato, Francia 1938: Italia über alles

5 febbraio 2010

Nel 1938, un anno prima dalla Seconda guerra mondiale, l’organizzazione dei Campionati del Mondo di calcio viene assegnata alla Francia in onore a Jules Rimet, padre della manifestazione. In realtà la Fifa temeva che facendoli in Sudamerica si verificasse nuovamente una defezione di massa delle migliori rappresentative europee.
L’Uruguay rinunciò anche questa volta, così come l’Argentina, che aveva campioni di lignaggio internazionale, e la solita Inghilterra. In compenso arrivò il Brasile con una squadra all’altezza e due fuoriclasse come il terzino Domingos da Guia, considerato il più forte del mondo, e il “diamante nero” Leonidas, centravanti dal mortifero senso del gol.
L’Italia era la squadra da battere e non solo perché campione in carica, ma anche per le affermazioni continentali, la conquista dell’alloro olimpico, di enorme soddisfazione per Vittorio Pozzo, e le gare consecutive imbattuta. Il Ct ripeté la preparazione di quattro anni prima con una squadra diversa, meno talentuosa ma non meno efficace e pronta a recepire le sue indicazioni. Una formazione con meno juventini (gli insostituibili Foni e Rava) ma con più bolognesi e interisti. Perno imprescindibile si rivelò il centromediano Andreolo originario dell’Uruguay che sostituì il leggendario Monti.
Al via manca anche l’Austria annessa dalla Germania, anche sportivamente, cosa però che non le giovò. Brasile-Polonia 6-5 sarà la partita più bella degli ottavi di finale, così come Brasile-Cecoslovacchia nei quarti, ripetuta e vinta dai sudamericani. L’Italia affronta per prima la Norvegia a Marsiglia in un clima ostile per via degli esuli politici che tifano contro, pensando di tifare così contro il regime fascista. Pozzo carica i suoi e nei supplementari Piola risolve la partita. Ancora più facile il quarto di finale contro la Francia a Parigi, grazie a una doppietta del solito Piola.
In semifinale ci tocca il Brasile che, però, non schiera Leonidas infortunato. Il Ct chiede alla delegazione verdeoro di cedergli l’aereo prenotato per Parigi in caso di vittoria, ma la spocchia dei brasiliani rimanda la richiesta al mittente. In campo la forza e la saggezza tattica azzurra ha la meglio sulla pochezza tattica di Domingos e compagni: a Parigi ci andiamo in treno, ci aspetta l’Ungheria per la seconda finale consecutiva.
Contro i magiari è l’apoteosi, finisce 4-2 per l’Italia che si laurea così Campione del Mondo per la seconda volta nel giro di quattro anni ed esce dal campo circondata dagli applausi del pubblico francese.

Un Fascio di polemiche
Esistono documenti che provano l’attività partigiana di Vittorio Pozzo già nel ’43, collaborava col CLN di Biella per far passare in Svizzera i prigionieri alleati. Ma neanche questo è bastato a scagionarlo dall’accusa di aver collaborato col regime. Di sicuro il doppio saluto fascista della gara inaugurale contro la Norvegia non lo aiutò, ma non c’era niente di politico. I francesi avevano preparato una specie di trappola, lo stadio era pieno di esuli italiani sfuggiti alla persecuzione del regime fascista pronti a fischiare e insultare la Nazionale al momento del saluto romano. Pozzo lo sapeva e restò immobile con i suoi ragazzi per spezzare l’ostilità dell’ambiente. Quando le urla parvero diradarsi e le mani erano tornate ai loro posti ecco ripartire la violenta contestazione. Il Ct teme per l’approccio psicologico alla gara dei suoi ragazzi e ordina di mettersi sull’attenti e salutare di nuovo. A quel punto, però, è il pubblico neutrale che vuol vedere giocare e smorza i contestatori. Per Pozzo si trattava di una vittoria, non essersi piegati all’intimidazione significava iniziare la partita con una squadra carica e motivata, che, con qualche fatica, ebbe ragione della Norvegia, iniziando la sua trionfale cavalcata verso la Coppa Rimet.

Leonidas, il “diamante nero”
Leonidas da Silva vinse la classifica cannonieri con 8 reti in quattro partite, score impressionante, tanto che terminerà la sua avventura in Nazionale con 25 gol in 25 gare. Emulo di Arthur Friedenreich, possedeva la classe innata dei grandi campioni brasiliani, forte nel colpo di testa nonostante la statura tutt’altro che eccelsa, era un raffinato giocoliere. Contro l’Italia non giocò perché le due precedenti gare, contro Polonia e Cecoslovacchia, erano state due vere e proprie battaglie e i segni dei tacchetti avversari l’avevano messo fuorigioco. Vittorio Pozzo aveva una grande stima di Leonidas e sicuramente non si rammaricò del forfait in semifinale. Giocava nel Flamengo, con cui vinse tre titoli carioca dal ’36 al ’39. Dopo una parentesi argentina tornò in Brasile per vestire la maglia del San Paolo, squadra con la quale ha vinto ben cinque volte il torneo paulista; ancora non esisteva il campionato unificato. Leonidas è stato uno dei grandi interpreti del futebol brasiliano, nei pregi come nei difetti. Lo stesso calcio che contro l’Italia dimostrò la scarsa sostanza a dispetto dei lustrini e delle meraviglie tecniche che sapevano incantare il pubblico. È un po’ un refrain quello del Brasile bello e perdente e accadrà ancora.

Parigi, 19 giugno 1938
Stadio Colombes
italia-ungheria 4-2
Reti: 5’ Colaussi (I), 7’ Titkos (U), 16’ Piola (I), 35’ Colaussi (I), 70’ Sarosi I (U), 82’ Piola (I)
Italia: Olivieri, Foni, Rava, Serantoni, Andreolo, Locatelli, Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi. Ct: Pozzo.
Ungheria: Szabo, Polgar, Biro, Szalay, Szücs, Lazar, Sas, Vincze, Sarosi I, Zsengeller, Titkos. Ct: Schaffer.
Arbitro: Capdeville (Francia)

Francesco Caremani, francesco.caremani@gmail.com

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