Bestemmie o Buffonate?
12 marzo 2010
Oh mio Dio! Anzi no… Oh mio zio, che caos intorno alla nuova crociata della Federcalcio e del Coni contro i “labiali” blasfemi! Come nel “Grande Fratello”, ora anche sul rettangolo di gioco chi bestemmia viene espulso. Non solo, la norma in vigore dal 26 febbraio prevede anche la squalifica con la prova televisiva, cioè interpretando il movimento delle labbra attraverso la visione dei filmati. Idealmente, l’intento dichiarato è lodevole, perché certe espressioni sono deprecabili ed ineleganti, oltre che irrispettose verso chi ha fede. Per inciso, il più celebre comico toscano costruì un quarto d’ora circa del suo spettacolo “Tuttobenigni” proprio sull’allusione alle bestemmie, raccontando una tipica partita a carte in una Casa del Popolo; ma quelli erano altri tempi, forse c’era la capacità di prendersi meno sul serio. L’intento è lodevole, dicevamo, ma quando si cerca di perseguirlo brandendo la spada in un mondo già abbastanza vorticoso come il calcio italiano, non si rischia di generare ulteriore caos? In questo contesto, forse, sarebbe stato più appropriato sanzionare i bestemmiatori con una multa salata, magari de devolvere in beneficenza: cosa succederà, infatti, quando un big verrà squalificato prima di una partita importante sulla base di un’interpretazione del labiale?
Qualche settimana fa, un campione di spessore internazionale come Buffon giustificò una sequela di imprecazioni sul campo, forse ignaro che il nuovo divieto non era ancora entrato in vigore: «In famiglia ho uno zio un po’ porcellino», spiegò con facezia.
Il tecnico Di Carlo, invece, è entrato nella storia come il primo tesserato di serie A squalificato per la norma anti-blasfemie. Sempre in riferimento alla stessa giornata, tuttavia, non è stato sanzionato Marcolini perché l’espressione da lui pronunciata «porco Diaz» è stata vista come un tipico intercalare del Nord Italia. Ecco dunque il rischio di sfociare nel grottesco, in un repertorio di eufemismi e calembour ancor più denigrante verso la religiosità. Chissà, prima o poi qualcuno dirà che con il termine “Madonna” si riferiva alla cantante…
Intanto Scurto, difensore della Triestina, ha invocato lo “zio” come Buffon, ma il giudice sportivo l’ha squalificato visionando il labiale. Dopodiché il club friulano ha presentato ricorso e, colpo di scena, la Corte di Giustizia Federale l’ha accolto per «assenza di prova certa». Insomma, anche Scurto ha diritto ad avere uno zio un po’ porcellino. Ma il risvolto più inquietante è un altro, e cioè l’ulteriore aumento del potere discrezionale per arbitri ed organi di giustizia sportiva. Caso strano, proprio l’esatto contrario di quello che sta chiedendo la gente.
Luca Capanni











