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Sogno iridato, Inghilterra 1966: la prima volta dei maestri

13 marzo 2010

Nel 1966 il calcio torna nella culla che l’ha generato. L’ottava edizione della Coppa del Mondo si gioca così in Inghilterra che si prepara al ruolo da predestinata. Alfred Ramsey aveva portato l’Ipswich Town dalle serie minori alla conquista del campionato e fu chiamato a guidare la Nazionale, promettendo lacrime e sangue e disegnando quel 4-4-2 che farà la fortuna del calcio inglese a livello di club, dopo l’unica vittoria iridata. Una vittoria sulla quale pesano, come altre volte, le decisioni arbitrali, sia nel match rissa contro l’Argentina che nella finale contro al Germania Ovest. La palla di Hurst, per chi ancora avesse dei dubbi, sbatte sulla traversa e poi torna in campo e non in gol, come invece sancisce l’arbitro svizzero Dienst. Errore che butta nello sconforto i tedeschi, consapevoli di essere diventati vittime sacrificali tanto da subire il 4-2 finale dallo stesso Hurst. E’ un Mondiale bello solo nel finale grazie, soprattutto, al Portogallo di Eusebio, vera grande rivelazione che raggiungerà uno storico terzo posto. E l’Italia? Il Campionato del Mondo inglese per noi passa alla storia come quello della Corea, sinonimo di umiliazione e vergogna. Nonostante l’ottimo girone di qualificazione.
Da sottolineare la defezione delle squadre africane contro l’iniziale ammissione del Sudafrica, che diserterà di conseguenza, le quali protestavano contro il regime di apartheid.
Gli azzurri hanno un buon vivaio, ma questo è il frutto dei club e non della Federazione che ancora una volta mostrerà la sua pochezza. Finalmente viene scelto un Ct unico, Edmondo Fabbri, capace di portare il Mantova dalla Quarta serie alla A, ispirandosi a un gioco d’attacco arioso e spettacolare. Milan, Bologna e Inter sono i club più forti dove può pescare per costruire una Nazionale di grande spessore, ma ancora una volta le polemiche interne al gruppo, la sua idiosincrasia alla diplomazia e la debolezza di fronte all’opinione pubblica faranno abortire il progetto.
L’Italia vince male col Cile, perde peggio contro l’Urss, nostra bestia nera, e si fa male da sola contro la Corea del Nord zeppa di dilettanti. È la fine dell’ennesima disavventura iridata che costerà a Fabbri un’intera carriera.
Vanno avanti le predestinate, ma nei quarti l’Europa si vendica del trattamento subito in Cile quattro anni prima, a farne le spese questa volta sono l’Uruguay contro la Germania Ovest e l’Argentina contro l’Inghilterra, con Urss e Portogallo a fare da terzi incomodi. Le semifinali sono finalmente delle gran belle partite e la finale disegnata regala gol e spettacolo, insieme con il giallo del non gol di Hurst. I Maestri vincono così quello che ancora oggi è il loro unico mondiale.

Il complotto coreano
Il ritorno in Italia della Nazionale di “Mondino” Fabbri è da tregenda, la partenza viene rinviata ad hoc e non si sa ancora dove sbarcherà l’aeroplano. Quando gli azzurri, però, scendono a Genova, in nottata, li attende comunque una pioggia di pomodori. La Federazione li ha abbandonati ed è partita prim’ancora della sfida contro la Corea del Nord, ma il “nemico pubblico”, per tutti, è il Ct che si nasconderà al mondo per far dimenticare la figuraccia, continuando a pagarne le conseguenze lungo tutta la sua carriera da tecnico. Pensare che prima del Mondiale avrebbe dovuto prendere il posto di Herrera all’Inter e forse sarebbe stato meglio così per tutti. In agosto “Stadio” pubblica le clamorose rivelazioni di nove azzurri, secondo le quali sarebbero stati dopati all’incontrario, cioè in modo da non rendere e da soccombere sotto lo strapotere fisico degli avversari. In realtà, pare, che sia tutto frutto di un lavoro certosino di Fabbri per difendersi dalle accuse, mentre il medico della Nazionale querela. Il Ct subirà anche una commissione d’inchiesta, alla fine di un’incredibile vicenda sportiva che sottolineava la debolezza del calcio azzurro, mentre i nostri club vincevano in Europa e nel mondo.

La pantera nera
Grande rivelazione del Mondiale inglese è il Portogallo di Coluna, Torres ed Eusebio, giocatori di quel Benfica che aveva già vinto la Coppa dei Campioni ed era passata alla storia come una delle squadre più forti di sempre. Sarà proprio il Brasile campione del mondo in carica, lontano da un sano ricambio generazionale e con Pelé ancora una volta infortunato, a farne le spese nel girone di qualificazione, dominato dai lusitani, che faranno di un sol boccone della Corea del Nord nei quarti con un roboante 5-3. Match che, però, mise in evidenza la pochezza difensiva della Nazionale portoghese, sulla quale infierirà anche l’Inghilterra in semifinale. Il Portogallo resta, comunque, una delle più belle sorprese della manifestazione anche dal punto di vista del gioco e con 9 reti Eusebio, definito “la pantera nera”, vince la classifica dei cannonieri. Mozambicano, classe ’42, possedeva una velocità incredibile, correndo in 100 metri in 11”, alla quale sapeva aggiungere dribbling inarrestabili e un fiuto del gol da vero fuoriclasse. Il Benfica lo scoprì giovanissimo e ne fece la sua stella capace di segnare, secondo i suoi agiografi, 744 gol in 716 partite giocate. Logorato da sei operazioni al ginocchio chiuse la sua carriera ad Hong Kong.

Londra, 30 luglio 1966
Stadio Wembley
Inghilterra-Germania Ovest 4-2 dts
Reti: 12’ Haller (G.O.), 18’ Hurst (I), 78’ Peters (I), 90’ Weber (G.O.), 101’ e 120’ Hurst (I)
Inghilterra: Banks, Cohen, Wilson, Stiles, J. Charlton, Moore, Ball, Hurst, R. Charlton, Hunt, Peters. Ct: Ramsey.
Germania Ovest: Tilkowski, Höttges, Schnellinger, Beckenbauer, Schulz, Weber, Haller, Seeler, Held, Overath, Emmerich. Ct: Schön.
Arbitro: Dienst (Svizzera)

Francesco Caremani, francesco.caremani@gmail.com

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