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Scusate l’anticipo

10 marzo 2010

Lo avevamo detto la settimana scorsa che Fiorentina Juventus di quest’anno era una partita anomala. Lo aveva sottolineato Pippo Russo nella sua rubrica “Purple Rain” e lo ha confermato il campo. Tanto anomala da durare, almeno per me, 32 minuti: il tempo, cioè, di vedere la rete di Marchionni e la sua mancata esultanza in segno di rispetto verso la sua ex società. Una cosa impensabile, se facciamo riferimento a quello che la sfida con i bianconeri è stata e, per molti tifosi viola, è ancora, ma anche un segnale dei tempi che cambiano. Sarà il Fair Play, sarà che tra grandi società, e soprattutto tra grandi imprenditori che operano a volte anche insieme nel mondo della finanza nazionale ed internazionale non ci si possono certo permettere certi atteggiamenti che a qualcuno potrebbero apparire provinciali, sarà che negli ultimi tempi le operazioni di mercato tra Fiorentina e Juventus si sono fatte frequenti: sta di fatto che quello che si vede sul campo non rispecchia quello che questa sfida è, negli ultimi decenni, sempre stata. Per questo dico che è finita al trentaduesimo del primo tempo: a quel punto non importava neanche più tanto di vincerla o perderla, perché era diventata una partita come le altre, e infatti persa come tante altre in questa stagione in campionato. Per un giornale come il nostro che ha fatto del “meglio secondi che ladri” la propria bandiera, questo cambio di mentalità, pur senza dare giudizi di merito, è difficile da digerire, così come difficili da digerire sono stati gli articoli con i quali la stampa nazionale aveva “preparato” la sfida, trasformandola in un duello con in palio Prandelli (vedo Gazzetta dello Sport) o ventilando una rottura tra il tecnico viola e il club in modo subdolo e capzioso (guarda caso La Stampa di Torino). Non cadiamo nel tranello di chi vuole portarci via l’allenatore addirittura con il nostro consenso, e non dimentichiamo che, al di là delle scelte tecniche e tattiche sulle quali nessuno è infallibile, Prandelli in questo momento è la garanzia di un progetto che continua, ed un suo addio sarebbe invece segnale del contrario. Le prossime settimane saranno comunque decisive, perché al di là degli obiettivi concreti finire il campionato quanto meno nelle prime otto è un imperativo morale, fermo restando che dalle coppe sono già arrivati e potranno ancora arrivare i risultati migliori di questa annata. Chiudo dicendo che ogni settimana riguardo la nostra prima copertina dell’anno: spinti dalle prodezze di Mutu auspicavamo “un buon 2010″, con il 10 rappresentato dal numero sulla maglia del fenomeno rumeno. Adrian, quanto ci manchi e che danno ci hai fatto…      

Luca Caneschi

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