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Ancora Behrami: "Ronaldo il più forte contro cui abbia giocato"
Written by Alessandro Latini   
Monday, 06 February 2012 16:22
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BehramiValon Behrami ha partecipato ad un congresso rivolto ai giovani sul tema del doping nel mondo del calcio presso il Palazzo dei Congressi a Firenze. Queste le risposte che il centrocampista viola ha dato agli studenti.

La prima domanda sorge spontanea. Come fa a correre così tanto di più rispetto agli altri suoi compagni?

“Prima di scegliere il calcio ho praticato per tanti anni l’atletica e devo dire che questa cosa mi ha aiutato molto a livello fisico. C’è anche un aspetto mentale molto importante. Quando sono in campo e sento la fatica comincio a pensare a chi sono e da dove sono venuto. Penso ai sacrifici che hanno fatto i miei genitori e tiro fuori delle energie mentali che mi consentono di andare oltre a quelle che sono le possibilità del mio corpo”.

C’è qualcuno che le ha proposto di fare uso di sostanze dopanti?

“Assolutamente no. Spero non mi capiti mai una cosa del genere perché non voglio avere a che fare con persone di questo tipo. Ho solo una piccola esperienza da raccontare in proposito. Prima di andare a giocare in Inghilterra, dopo un Lazio-Siena di campionato mi sono trovato nella stanza dell’antidoping insieme a Jonathan Bachini. Lui era molto tranquillo, ma proprio risultando positivo a quel controllo è stato radiato dal calcio. Mi ha stupito il suo comportamento, non dava l’impressione di essere uno che doveva nascondere qualcosa”.

Il doping aiuta realmente a migliorare le prestazioni di un calciatore?

“Il doping nel calcio non serve a niente. Lato fisico a parte, nel calcio servono intelligenza tattica e mezzi tecnici che nessun doping potrà mai darti. Ci sono giocatori che nascono con il talento puro e chi arriva in Serie A con il lavoro e il sacrificio. Il doping non serve a niente”.

L’alimentazione, per uno sportivo professionista, è importante? Quante ore occorre dormire per notte?

“Si, alimentarsi bene è fondamentale. Non abbiamo un menù molto ampio noi calciatori: pasta o riso come primo piatto, petto di pollo o bresaola come secondo. Chi è più magro ed è fortunato con il metabolismo può mangiare anche qualcosa in più, chi tende facilmente ad ingrassare deve stare più attento. Per quanto riguarda le ore di sonno devo dire che sono molto abitudinario: non ho bisogno di dormire tanto e al mattino sono sempre riposato”.

Come mai ha scelto la nazionalità svizzera per giocare a calcio?

“E’ stata una scelta difficile. Sono nato in Kosovo e rimarrò per sempre legato alla mia terra, ma quando ero piccolo la mia famiglia è andata a cercare fortuna in Svizzera. Questa nuova nazione mi ha cresciuto, mi ha dato l’istruzione e mi ha dato da mangiare, per questo ho deciso di rappresentarla in campo. Sarò sempre riconoscente alla mia terra d’origine, ma ho già deciso che quando smetterò di giocare tornerò a vivere proprio in Svizzera”.

Come è stato accolto a Firenze?

“Quando sono arrivato molti mi conoscevano solo per il mio look stravagante, ma già dopo pochi mesi mi sono accorto che la gente mi vuole veramente bene. Mi dimostrano affetto i ragazzi, ma anche le persone anziane quando le incontro a fare colazione. Mi rendo conto che per loro parlare con me è importante e io sono molto felice di confrontarmi con delle persone che vivono per la Fiorentina”.

Rispetto a quando giocava nella Lazio sembra molto più maturo e meno irascibile. Cosa è cambiato?

“Sono contento che qualcuno se ne sia accorto perché è davvero così. Prima ero un ribelle, che andava sopra le righe fuori e dentro il campo. L’esperienza inglese e un lavoro psicologico mi hanno aiutato molto a maturare. Per un calciatore è molto importante lavorare sull’aspetto mentale, ci sono persone che ci aiutano ad incanalare le energie per raggiungere un obiettivo. Prima di entrare in campo mi chiedo cosa voglio fare in quella partita e non c’è nessun evento che mi possa distogliere dalla meta. Se ci fate caso sono molto più tranquillo anche nel rapporto con gli arbitri, non protesto quasi più”.

Quando pensa ad una partita truccata per via delle scommesse o di un atleta dopato si arrabbia?

“Quando sono convinto di aver dato il 100% non mi arrabbio quasi mai. Le cronache dei giornali in questi giorni parlano purtroppo di partite falsate, ma io torno sempre a casa pensando di meritare quello che mi è stato dato”.

Voi calciatori guadagnate tanti soldi, eppure c’è qualcuno che non si impegna mai al massimo. Come mai?

“E’ vero che noi prendiamo tanti soldi per giocare, ma nessun calciatore è mai andato a puntare la pistola alla testa di un Presidente per strappare un contratto vantaggioso. Finché ci danno tanti soldi noi li prendiamo e in teoria dovremmo dare sempre il massimo. Anche noi però siamo esseri umani con i nostri problemi familiari e può capitare che qualcuno scenda in campo con poca tranquillità e non riesca a dare quello che vorrebbe. Questo accade a chi guadagna poco e a chi percepisce tanto: non c’è alcuna differenza. Poi è normale che ci sia qualcuno un po’ più pigro rispetto ad un altro”.

Qual è il giocatore più forte contro cui ha giocato?

“La mia esperienza inglese mi ha dato la possibilità di giocare contro Cristiano Ronaldo. Per ora è sicuramente lui il più forte contro cui ho giocato, ma fra poche settimane giocherò con la Nazionale contro l’Argentina e avrò il piacere di sfidare anche Messi”.

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