| Così la curva Fiesole si trasformò in 'curva Vomero' |
| Written by Luca Capanni | |||
| Tuesday, 14 February 2012 10:52 | |||
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Come se quei gradoni che puntano verso l’elegante pendio da cui prendono il nome si fossero trasformati all’improvviso da curva Fiesole in… curva Vomero (tanto per fare un parallelismo collinare). Un’immagine aberrante che spinse un manipolo di giovanissimi fiorentini al ribaltone. Sono trascorsi quasi quarant’anni anni da allora e quel mondo, inteso come retroterra sociale e stile di vita, non esiste più. C’erano lo scontro e l’amicizia, l’irruenza e la solidarietà; c’erano anche atti ai confini della legalità, sarebbe ipocrita ignorarlo, ma mai ai confini della slealtà, almeno secondo il decalogo ultras. Difficile giudicare tutto ciò, ormai, dall’osservatorio di un’attualità distante anni luce. Giudicare sarebbe complesso e intempestivo, ma ricordare no. «Tutto nacque nel pre gara di Fiorentina-Napoli - continua Vuturo - con una partitella di pallone fra noi ‘pischellotti’ e gli ‘scugnizzi’, nello spazio sotto la Fiesole. A un certo punto partì la ‘bambola’, eravamo solo una cinquantina ma la città ci dette una mano: la ‘baraonda’ dilagò in tutta la curva toccando l’apice nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo e culminò con la corsa dei napoletani fuori dalla Fiesole». Da quel giorno, quei gradoni diventarono territorio ‘sacro’ viola. Quel giorno consacrò anche il club degli Ultras Viola 73: «Ci insediammo stabilmente con il nostro striscione, e lo fecero anche altri, come il Tanturli col Club Viesseux. Si consolidò il nostro movimento Ultras e vennero fuori grandi figure come il ‘Pompa’ (Stefano Biagini) o il ‘Gufo’, che purtroppo non ci sono più. Stefano era il capo carismatico dotato di una sua umanità. Il ‘Gufo’ era di origine inglese, si chiamava Kenneth; grandissimo, faceva gli striscioni, un vero artista oltre che un ragazzo eccezionale». Nessuno dei due, è giusto precisarlo, è scomparso per incidenti legati alla vita da stadio, bensì per motivi di salute o vicende avverse personali. La vita da stadio, intanto, ha seguito il suo inesorabile percorso di trasformazione anno dopo anno, ma nel gennaio 1990 sembrò intoppare in un déjà-vu: alcuni sostenitori partenopei, ancora loro, si posizionarono in Fiesole approfittando dello sciopero del tifo viola. Uno sciopero diverso rispetto a quello inscenato da una parte della curva Fiesole mezzo mese fa. «L’unica somiglianza - osserva Vuturo - è che in entrambi i casi tirava una certa ‘ariuccia’. Nel ‘90 c’era il malcontento per la questione Baggio, ma fu uno sciopero molto più strutturato: c’era stato del volantinaggio e la gente che si avvicinava allo stadio veniva invitata a non entrare. Quello di quest’anno, invece, è stato uno sciopero più estemporaneo, non vedo molte analogie. Per quanto riguarda la presenza dei napoletani, niente a che vedere col ’74. E’ vero, nel ’90 alcuni di loro comprarono i biglietti in Fiesole. Questi biglietti non erano stati assegnati dalla società viola ai tifosi ospiti, ma loro li trovarono in vendita e li comprarono; loro erano fatti così, occupavano un po’ tutti i settori. Poca roba, comunque, a livello numerico rispetto al ’74. Infatti non ci furono grossi disordini, qualche scaramuccia e niente più. E poi i tempi stavano cambiando, c’era già una forma di controllo dell’ordine pubblico diversa».
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A guardarla adesso pare impossibile. La curva Fiesole, off-limits per i non viola, sembra nata così e rimasta sempre tale. Pare impossibile, all’occhio di chi non l’ha guardata prima del 1974, che essa potesse rappresentare una sorta di zona franca per gli ospiti. Eppure il quadro era proprio quello: «Lo stadio non aveva una sua geografia precisa - spiega Pietro Vuturo, allora teenager ma già ‘militante’ viola - non c’erano spazi delimitati per gli ospiti, ognuno andava dove voleva. I napoletani facevano sempre trasferte oceaniche, spadroneggiando a Firenze in lungo e in largo. Nel ’74 giunsero in trentamila allo stadio e riempirono la Fiesole». 














