| Rimpianti europei pensando al 1° tempo di Roma |
| Written by Federico Pettini | |||
| Saturday, 14 January 2012 10:10 | |||
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a memoria. Applaudiamo solo il buon Delio Rossi, che ha rivoluzionato una squadra intera dal suo arrivo, ha ripreso chi doveva e poteva esser ripreso, ha allontanato chi invece chi non ci doveva o poteva più stare. E si è presentato a Roma, non a Novara, con una squadra che si potrebbe definire un under 22 con qualche fuori rosa. Una base per costruire il futuro c'è. Ma il futuro ora è il campionato. Perché andare avanti in Coppa Italia voleva dire cercare un'altra porta per l'Europa League, l'obiettivo a lungo dichiarato, e ancora non smentito, dalla società viola. Che poi vincere una Coppa Italia voleva dire, proprio come ha detto Rossi nel pre partita, alzare un trofeo e quindi entrare nella storia. In una storia, almeno. Con la sconfitta, invece, di te non si ricorda nessuno. Forse, per la partita di mercoledì, si ricorderanno sì i numeri di Jovetic ma soprattutto i gol di Lamela. Poi, parliamoci chiaro, dopo l'avvio di stagione deludente, la classifica era tutt'altra e gli obiettivi anche ridimensionati. Se solo qualche stagione fa l'attuale presidente Cognigni soleva dire che vincere una Coppa Italia voleva dire andare in rosso di bilancio, fa pensare che spesso le parole non collimano con la realtà. Insomma, si porta a casa una sconfitta, un'eliminazione e tutto quello che ne comporta. Perché c'è un altro punto da sottolineare ancora. Ovvero di quanti giovani in queste competizioni si possono lanciare con più facilità. Tra virgolette, ovviamente. Vedere tre quarti di difesa così giovane difficilmente si potrà riproporre in campionato. Non perché i giovani non abbiano delle potenzialità importanti, sia chiaro. Ma perché già dalla partita con il Lecce non si potrà più sbagliare. Ci sarà ancora una fase di studio, Delio Rossi avrà ancora da trovare la quadratura del cerchio, ma la strada è quella giusta. Il modulo comincia a far vedere qualcosa e chi si sente Messi per stare in panchina può andare altrove. Chi vale, sarà in campo. Sempre. Senza guardare la carta d'identità. L'obiettivo adesso è uno solo. Rialzarsi e continuare una corsa quasi impossibile e provare ad entrare, anche solo dalla porta di servizio, nell'Europa League. Che vuol dire palcoscenici europei, visibilità, confronti con altre realtà di calcio e di tifo, ma soprattutto introiti. Ecco cosa vale l'Europa League. Allora serve l'intento di tutti. Della società, che deve fornire all'allenatore i giusti ripieghi agli errori estivi entro il 31 gennaio. Della squadra, che metta da parte personalismi e dolce vita e si concentri sul campo. Della tifoseria, che mai, come la sua storia racconta, è stata l'arma in più per raggiungere obiettivi insperati. Serve tutto questo, altrimenti sarà un'altra occasione persa e un altro ricominciare da capo. Con pochi soldi, poca voglia, pochi stimoli, nuovi malumori e un'altra rincorsa. E se solo viene da pensare al primo tempo di Roma... Peccato.
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