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Affaroni e tanti flop sulla rotta Udine-Firenze
Written by Alessandro Latini   
Saturday, 04 February 2012 09:32
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Jorgensen1Non c’è nessuna squadra in serie A che può evocare solo ricordi dolci ai tifosi della Fiorentina. L’Udinese non fa eccezione, e anzi, è probabilmente il club più altalenante dal punto di vista delle soddisfazioni e delle delusioni negli intrecci di mercato con la Fiorentina. Se è vero che a Firenze nessuno si è dimenticato dei vari Felipe e D’Agostino, è altrettanto vero che Martin Jorgensen è ancora saldamente nel cuore dei tifosi.

Gioie e dolori, che proviamo a tratteggiare per i lettori delBrivido Sportivo, in una sorta di viaggio nell’era targata Della Valle.

UN AMORE INFINITO. Partiamo proprio da lui, Martin Jorgensen. Arriva a Firenze nella stagione 2004, subito dopo il ritorno in serie A della Fiorentina. Presenta un biglietto da visita di tutto rispetto, avendo giocato sette stagioni a Udine realizzando anche 30 gol. Il primo anno però, complice la sciagurata stagione della Fiorentina, non riesce a dare quello che vorrebbe sul campo, anche se comincia a instaurare un certo tipo di feeling con i tifosi. Un episodio curioso che accade nel corso dell’estate segna la sua esperienza a Firenze. Udinese e Fiorentina non riescono ad accordarsi per la risoluzione della comproprietà e vanno alle buste. Nessuna delle due squadre offre un euro, motivo per il quale Jorgensen finisce alla Fiorentina, ultima squadra dove ha giocato. Non ci rimane troppo bene (specialmente per la mancanza di fiducia da parte dei dirigenti viola), ma reagisce alla grande. Diventa protagonista in campo e nello spogliatoio, dove in poco tempo viene eletto leader silenzioso del gruppo (anche senza fascia di capitano). Prandelli conta sul suo carisma e sulla sua saggezza tattica e lui ripaga con prestazioni solide, duttilità e gol ‘storici’.

DagostinoLA FIGURINA DELLA DISCORDIA. Arriviamo così a Michele Pazienza, onesto mediano di San Severo, che giunge a Firenze nell’estate del 2005, quando sta per decollare il ciclo Prandelli. Si trasferisce in prestito dal club friulano e nella prima stagione mette insieme 25 presenze. E’ un tipo affidabile (ma la qualità è quella che è), il tecnico di Orzinuovi dimostra di farci affidamento anche nella stagione successiva, nella quale supera di nuovo le 20 presenze stagionali. Non è il classico giocatore che fa innamorare la curva, ma ci mette impegno e volontà. Corvino lo riscatta e lo conferma nella rosa per la terza stagione di fila. Qualcosa però si rompe nel rapporto con la società e con l’allenatore e a gennaio i viola lo cedono al Napoli a titolo definitivo per una cifra superiore ai 4 milioni, facendo una discreta plusvalenza su un elemento che si stava svalutando settimana dopo settimana. Intorno al suo nome è legato un aneddoto curioso, probabilmente uno dei più curiosi degli ultimi anni targati Fiorentina: si dice che il suo addio sia stato legato anche all’assenza nell’album Calciatori Panini di quell’anno. Un’esclusione che non fu affatto gradita al calciatore, che fece addirittura chiamare la famosa Panini dall’addetto stampa del club viola. Pazienza pretendeva che la Fiorentina facesse qualcosa per cambiare le cose sullo storico album, ma nessuno in società mosse un dito. Tra le curiosità infine il fatto che lo stesso centrocampista, dopo una toccata e fuga alla Juve di quest’anno, sia appena tornato in quell’Udinese di scena a Firenze.

DOLENTI NOTE. Ed eccoci alle dolenti note. Gli ultimi intrecci di mercato con l’Udinese fanno ancora male e gli acquisti di Felipe e D’Agostino sono fra quelli più contestati al direttore sportivo viola. I motivi sono però diversi. Il caso Felipe è emblematico. Il difensore brasiliano è arrivato fra l’ottimismo generale e col consenso di Prandelli, ma quasi subito è stato relegato ai margini della prima squadra. Provato un po’ come centrale, un po’ come terzino sinistro, non ha mai convinto i tecnici viola. Sulle sue spalle pesa anche l’elevato costo del cartellino (più di 6 milioni di euro versati nelle casse del club friulano) che la Fiorentina non è mai riuscita a ricollocare sul mercato. Il prestito al Cesena non lo ha rivitalizzato e da qualche mese a questa parte è diventato uno dei ‘cavalli di battaglia’ dei detrattori di Corvino. Il quale, va detto, nell’estate scorsa, lo aveva inserito nella trattativa col Bologna per portare a Firenze il talentuoso Ramirez ma il no di Felipe al trasferimento in Emilia fece saltare tutto. Quanto a D’Agostino, è finito nell’occhio del ciclone non tanto per un aspetto tecnico (sulla sua classe nessuno discute) quanto per i costi dell’operazione: la metà del suo cartellino è stata pagata all’Udinese 5 milioni e 650 mila euro nel giugno del 2010 e dopo una stagione (20 presenze condite da 5 gol) le due società non si sono accordate per risolvere la compartecipazione e quindi sono andate alle buste. Ebbene, i friulani se lo sono ripreso per soli 111.000 euro (la Fiorentina ne aveva offerti 50.000). E’ stata questa, probabilmente, la peggior operazione di Corvino da quando è direttore sportivo viola. Di recente infine la Fiorentina ha bussato alla porta della società di Pozzo per sondare la disponibilità di Floro Flores ma la richiesta di 10 milioni di euro (con tutto il rispetto per il giocatore, francamente troppi) ha fatto fare marcia indietro al club viola.

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