| Enrico Chiesa: io doppio ex racconto Parma e Fiorentina |
| Written by Cristina Mattioli | |||
| Wednesday, 08 February 2012 11:06 | |||
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Poi, dopo quella esaltante vittoria, la stagione della sfortuna: un grave infortunio costrinse la Fiorentina a fare a meno dei suoi gol e i viola non riuscirono a salvarsi. E con la serie B, arrivò mestamente anche il fallimento. Magari con i gol di Enrico Chiesa qualcosa sarebbe stato diverso. Magari. Ma la storia non si può riscrivere e oggi, nonostante tutto, l’ex attaccante che ha deciso di dedicarsi alla carriera di allenatore ricorda sempre con grande entusiasmo e con un pizzico di nostalgia i ‘vecchi’ tempi… Lei ha vissuto un periodo molto triste della storia viola: prima l’infortunio, poi la retrocessione, poi il fallimento. Erano mesi in cui i tifosi della Fiorentina avevano preso completamente le distanze dalla società e soprattutto da Cecchi Gori, costretto addirittura a non poter più mettere piede a Firenze né allo stadio. Adesso c’è una parte della città che vorrebbe che i fratelli Della Valle lasciassero la Fiorentina. Perché secondo lei? «Io credo che il calcio stia attraversando un momento di grossa crisi, come tutti gli altri settori. I Della Valle sono un punto di forza e una garanzia per la Fiorentina, se andiamo a giro per l’Italia vediamo che ci sono molte società che stanno fallendo, che non sanno come fare per risanare i bilanci e addirittura non si iscrivono ai campionati perché a corto di soldi. Sinceramente non so quali siano i veri problemi tra la tifoseria viola e la società, ma credetemi avere dei proprietari come i fratelli Della Valle è indubbiamente una grande risorsa». Conosce molto bene i tifosi viola. Cosa servirebbe per far tornare quell’entusiasmo che da sempre li caratterizza? «Per far tornare l’entusiasmo a Firenze servono i risultati, perché senza quelli è difficile che la tifoseria sia contenta; è come un attaccante che se in una o due partite non riesce a fare gol viene subito additato come scarso. Nel calcio, ripeto, quello che conta sono i risultati. Le partite però si preparano durante la settimana e se non lo si fa bene la domenica poi non si vince». Ci dà un giudizio sul nuovo acquisto viola Amauri? «Credo che Amauri fosse il giocatore più forte che offriva il calciomercato e la Fiorentina ha operato con grande impegno per riuscire ad aggiudicarselo. E’ vero che non gioca da molti mesi, ma non viene da un infortunio, quindi ha tutte le carte in regola per fare bene. Fino a poco tempo fa era nel giro della Nazionale ed era uno dei giocatori più forti sulla piazza, poi la Juventus ha fatto delle scelte ed è rimasto un po’ in disparte. Già nella partita contro il Siena, ha giocato molto bene, con l’Udinese si è ripetuto. La tifoseria e soprattutto la società puntano molto su di lui e sul fatto che ha una grande voglia di riscatto per tornare ad essere quel giocatore che tutti conosciamo. La forza della Fiorentina in questo momento è proprio lui». Cosa pensa della coppia Amauri-Jovetic? «Penso che la coppia Amauri-Jovetic riuscirà ad integrarsi di più rispetto a quella Jovetic-Gilardino. Il montenegrino è un giocatore che vive per segnare, che punta molto la porta ed ha il ‘vizio’ del gol e Gilardino era un giocatore con caratteristiche uguali alle sue perciò per loro è stato molto difficile lavorare insieme. Amauri invece è uno che gioca molto per la squadra e quindi potrà andare molto d’accordo con Jovetic». Lei ha conosciuto bene Mihajlovic visto che ci ha giocato insieme a Genova. Purtroppo a Firenze il tecnico serbo non è mai stato ben voluto finendo per diventare il capro espiatorio dei malesseri viola, un po’ come successe a Mancini: come mai secondo lei? Tutte le colpe del periodo difficile dei viola, i fatti lo dimostrano, non erano sue… «Credo che Mihajlovic sia arrivato a Firenze in un momento molto particolare: ha sostituito Prandelli e la società stava facendo dei cambiamenti dopo tanti anni di risultati positivi. Quando si vuole cambiare un ciclo e si cambia un allenatore dopo cinque anni, non è facile per chi lo sostituisce: se iniziano ad arrivare subito i risultati, allora i problemi non esistono. Ma se, come è successo a Mihajlovic, non arrivano, inizia ad esserci malessere da parte di tutti. Con i risultati si va avanti molto più tranquillamente». Con la Fiorentina e con il Parma lei ha raggiunto grandi traguardi, una Coppa Italia con i viola e una Coppa Italia e una Coppa Uefa con i gialloblù: ci racconta un po’ di quegli anni? «Il Parma nel quale ho giocato io penso che fosse la squadra più forte d’Italia in quel periodo, io dico sempre che quel club con Buffon, Veron e molti altri avrebbe potuto vincere molti scudetti in quegli anni. Anche a Firenze avevamo una grandissima squadra, fatta di grandissimi campioni, però è mancato qualcosa per raggiungere traguardi migliori. Di soddisfazioni nella mia vita me ne sono comunque tolte tante: ho vinto una Coppa Italia con il Parma giocando contro la Fiorentina e viceversa, meglio di così…». Le due squadre, negli anni, non sono più riuscite a vincere quasi niente, come mai secondo lei? «Credo che abbiano smesso di vincere perché sono cambiati i tempi e c’è stata anche una crisi economica a livello mondiale che sicuramente non ha aiutato. Ripeto, avere una proprietà come i Della Valle è una garanzia, basta guardare il Parma e la Lazio che sono andate in crisi. D’ora in avanti ci saranno molti club che si troveranno in difficoltà». Domenica ci sarà Parma-Fiorentina: che partita si aspetta? Farà il tifo per una delle due compagini in particolare? «E’ una partita importante anche perché il Parma ha cambiato allenatore, bisognerà vedere come le due squadre arriveranno al match. Sicuramente il fatto che molte partite a causa del maltempo non si sono giocate, non aiuta, credo però che sarà una bella partita». Un ricordo di Batistuta, che ha finito gli anni pochi giorni fa, e di Hernan Crespo, che ha salutato in lacrime il campionato italiano. Due argentini con i quali ha avuto modo di giocare e formare grandi coppie gol. «Bati è stato un campione fra i più forti, sia a livello europeo che mondiale. Io ho giocato con tanti fuoriclasse e uno di questi è indubbiamente lui. E’ stato uno dei giocatori che è migliorato di più, rispetto a tanti altri, durante gli anni. Nella sua carriera Bati ha sempre voluto migliorare: nei colpi di testa, nelle punizioni… I grandi campioni sono anche quelli che si mettono in discussione e che cercano, giorno per giorno, di affinare le proprie capacità e lui è sicuramente uno di quelli. Per quanto riguarda invece Crespo, è un grande amico e un compagno con il quale ho vinto e al quale ho fatto fare anche qualche gol (ride ndr). Gli auguro sicuramente il meglio e gli faccio un grosso in bocca al lupo se deciderà di continuare a giocare, magari altrove e a livelli diversi. Penso che se dovessi dare una voto all’uomo e al giocatore, questo non potrebbe essere che un bel 10!».
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