| Ranieri Pontello: ai Della Valle dico di non mostrare disinteresse |
| Written by Michela Lanza | |||
| Wednesday, 08 February 2012 11:12 | |||
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del calibro di Graziani, Pecci, Vierchowod, Massaro, Bertoni, Passarella, Cuccureddu, Oriali, Berti, Gentile, Di Chiara, Diaz, Borgonovo, Dunga; una squadra ambiziosa e ricca che purtroppo non è riuscita a raccogliere i frutti di tanta ricchezza e di tanta capacità tecnica manageriale messa a disposizione del club. La storia dei Pontello a Firenze si è conclusa nel 1990 col passaggio di consegne a Mario Cecchi Gori e con una finale di Coppa Uefa persa, ancora una volta, contro i rivali storici della Juventus. Peccato: per quanto investito nella Fiorentina, i Pontello avrebbero meritato una vittoria importante, così come l’avrebbe meritata Firenze. Oggi Ranieri Pontello segue ancora la sua squadra del cuore con interesse e svela al Brivido Sportivo i suoi pensieri sul rapporto tra la città e i Della Valle, su Antognoni, la realizzazione del nuovo stadio, su Jovetic e il neo acquisto Amauri. Firenze e il rapporto con i Della Valle: dopo anni di entusiasmo la magia sembra svanita. Cosa ne pensa? «Non so come sia il rapporto adesso tra la piazza di Firenze e i Della Valle, non lo so testare personalmente, non ho il termometro della situazione non avendo contatti con la tifoseria da un po’. Però posso dire per esperienza che ciò che interessa ai tifosi sono i risultati. Quando questi vengono a mancare si raffredda inevitabilmente il rapporto di affetto tra una tifoseria e una proprietà. Inoltre, quello che è importante è non mostrare disinteresse». La sensazione è che il rapporto si sia freddato nel momento in cui è stato annunciato l’autofinanziamento… «Mi dice una cosa che noi Pontello conosciamo molto bene. Anche noi, seppur in maniera un po’ diversa, mettemmo in atto l’autofinanziamento annunciando con largo anticipo la nostra intenzione di vendere la società e uscendo completamente dalla gestione della Fiorentina dopo aver preso un presidente manager che si occupasse di tutto. Se guardo l’aspetto imprenditoriale e le difficoltà che una società come la Fiorentina può riscontrare rispetto alle big del campionato, non posso che essere d’accordo con i Della Valle. Certo, se invece guardo la vicenda con gli occhi del tifoso viola, mi dispiace sentir parlare di autofinanziamento perché mi piacerebbe vedere a Firenze giocatori importanti. Vorrei venisse a Firenze anche Messi. È normale: il tifoso sogna e vorrebbe sempre il massimo, e lo capisco essendo anche io un tifoso. La società, invece, deve anche tener conto di altro». La Fiorentina non ha un presidente manager ma un presidente esecutivo che è Mario Cognigni. «Ma Cognigni ha carta bianca? Qual è il suo ruolo? Noi quando prendemmo il povero Baretti gli demmo carta bianca e ci defilammo. Non so qual è il compito di Cognigni nella Fiorentina e neanche qual è il suo rapporto con la famiglia Della Valle. Non mi permetto di mettere bocca in casa di altri anche perché non voglio mettermi contro né gli amici Della Valle, né i tifosi della Fiorentina di cui faccio parte e con i quali ho un ottimo rapporto». Secondo lei riportare Antognoni in società aiuterebbe a ricucire lo strappo con la città? «Penso proprio di sì. Antognoni è la nostra grande bandiera, è un giocatore e un uomo che ha dato tantissimo a Firenze e alla Fiorentina e anche al calcio in generale. Ed è una persona amata e rispettata da tutti. Credo che un suo eventuale reintegro in società servirebbe molto a ricucire lo strappo tra Firenze e la famiglia Della Valle. Certo, dovrebbe essere una scelta voluta, non una pezza. La pezza la si mette ai pantaloni e soprattutto Antognoni non è una pezza». Perché secondo lei a Firenze non esistono le vie di mezzo? Ovvero: la sua famiglia è stata prima osannata, poi contestata pesantemente. Vittorio Cecchi Gori prima è stato amato visceralmente poi accantonato tanto da non poter più mettere piede a Firenze. Oggi ci sono i Della Valle, prima acclamati come salvatori della patria e oggi snobbati e invitati quasi ad andarsene da una parte della tifoseria. Perché si tende sempre a ricordare le ultime vicende cancellando il buono del passato? «Non credo che Firenze sia un’eccezione, penso piuttosto che questo avvenga in tutte le città d’Italia. Per il tifoso che vive di anno in anno le sorti della propria squadra è facile dimenticare quanto fatto prima. E forse ha ragione. Un po’ diverso il pensiero di chi fa il dirigente di calcio. Ci rimani male quando vieni contestato e non riesci a capacitarti di com’è possibile che una tifoseria non riesca a ricordare il passato limitandosi ad evidenziare le ultime vicende. Ma il calcio è così, la vita è così». Crede nella realizzazione del nuovo stadio? «Non conosco i fatti né le segrete cose, ma di base sono scettico. Personalmente non ci credo. A Firenze la storia si è spesso ripetuta: parlare del nuovo stadio è argomento ricorrente. Se ne parlava già ai tempi di Befani, poi quando c’eravamo noi, quindi con i Cecchi Gori, adesso con i Della Valle. Ripeto, sono scettico, anche se spero di sbagliarmi perché oggi più che mai servirebbe uno stadio nuovo e non solo a Firenze. Quello che è successo negli ultimi due turni di campionato con numerose partite rimandate a causa del maltempo dimostra la necessità di avere nuovi impianti, moderni e all’avanguardia». Cosa pensa del lavoro di Corvino? «Non voglio dare giudizi tecnici. Non lo facevo neanche quando io ero alla guida della Fiorentina, figuriamoci se lo faccio adesso». Però un giudizio su Jovetic? Spesso è stato paragonato a Baggio… «Qui mi permetto di dire che Jovetic è un grandissimo giocatore, ottimo, però ha da mangiarne di minestrone per arrivare ai livelli di Baggio! Sicuramente ha le qualità per fare grandi cose ma Baggio…». Contento dell’arrivo di Amauri? «Amauri mi è sempre piaciuto. Ha avuto un lungo periodo di fermo psicologico non giocando per mesi, ma adesso spero che torni ad essere quello che tutti conoscono. Può essere un giocatore importante per la Fiorentina». Troppo banale chiederle qual è il suo più grande rimpianto in qualità di presidente della Fiorentina? «Troppo scontato rispondere il mancato scudetto del 1981-82? Ho perso lo scudetto per un punto e la cosa non va ancora giù. Saremmo potuti entrare nella storia, peccato. Ce lo saremmo meritato, lo avrebbero meritato tutti».
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