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Renato Buso: Jovetic come Baggio ma attenti ad Hamsik
Written by Michela Lanza   
Tuesday, 14 February 2012 10:03
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BusoIl doppio ex presenta Fiorentina-Napoli e lancia i 'suoi' primavera nel derby contro l'Empoli

È stato compagno di squadra di Roberto Baggio, ha vestito la maglia viola e quella del Napoli. È stato ed è rimasto molto affezionato a Firenze, città con la quale ha avuto anche la possibilità di mostrare le sue doti come tecnico: prima sulla panchina degli Allievi della Fiorentina (2008-09), poi su quella della Primavera (2009-2011). Stiamo parlando di Renato Buso, che da giocatore stava per alzare un trofeo al cielo (quella finale in Coppa Uefa persa contro la Juventus nel 1990 brucia ancora…) e da allenatore ha ottenuto in tre anni due importantissime vittorie: un campionato Allievi e una Coppa Italia Primavera (con vittoria entusiasmante all’Olimpico contro la Roma).

Peccato per quel Torneo di Viareggio accarezzato e perso solamente in finale contro una grandissima Inter. Oggi lui allena il Gavorrano ma i ricordi del suo passato più lontano ma anche più recente sono ancora vivi nella mente di un ragazzo ancora oggi molto amato per la sua genuinità dalla Firenze calcistica.

Buso, in questa intervista a cuore aperto rilasciata in esclusiva al Brivido Sportivo, parla del prossimo match dei viola contro il Napoli, del Torneo di Viareggio attualmente in corso e di qualche giovane giocatore, potenziale del presente e del futuro della Fiorentina di Delio Rossi.

Il Napoli arriva da un periodo negativo, sfortunato in fase realizzativa rispetto per esempio alla scorsa stagione. La Fiorentina invece da due vittorie interne e se vogliamo anche riposata fisicamente (visto il rinvio dei due turni in trasferta) e psicologicamente. Alla luce di tutto questo che partita si aspetta venerdì sera al Franchi?

«Sarà una partita importante ma difficile per la Fiorentina e spiego il perché: dopo la vittoria contro l’Udinese, una vittoria da squadra, con il Napoli ci si aspetta una riconferma. La formazione di Mazzarri ha ottimi valori e al di là del risultato sarà importante vedere la prestazione degli uomini di Rossi per avere la conferma di una crescita costante. Sarà quindi una partita difficile e mi auguro bella contro un Napoli che, anche se a pochi giorni dalla grande sfida in Champions contro il Chelsea, non può permettersi di snobbare il campionato. E non lo farà».

Quale elemento toglierebbe ai viola fosse il tecnico del Napoli e viceversa?

«Fossi Mazzarri toglierei ai viola Jovetic. È un giocatore impressionante, fondamentale, il fulcro centrale dell’attacco della Fiorentina e adesso anche bomber implacabile. Non è un caso che il presidente De Laurentiis tempo fa ha fatto sapere che lo vorrebbe vedere con la maglia del Napoli. Ed è solo un classe 1989, quindi può ancora migliorare tantissimo. Fossi Rossi, invece, toglierei agli azzurri Hamsik. Lo ritengo un giocatore dal grande temperamento, che con i suoi inserimenti e le sue giocate può rompere gli equilibri. Fa girare la squadra ed è un giocatore importantissimo».

Dove potrà essere vinta la gara?

«Per quanto riguarda il Napoli, dico che a fare la differenza potrebbe essere lo straordinario potenziale offensivo, uno dei migliori del campionato italiano. Per quanto riguarda la Fiorentina, dico la conferma dell’assetto tattico e poi dico ancora Jovetic. La squadra di Rossi ha dimostrato che senza di lui ha sofferto e soffre molto».

Jovetic-Amauri da una parte, Cavani-Lavezzi dall’altra: chi sulla carta più forte?

«Il Napoli ha un assetto offensivo più forte rispetto alla Fiorentina, più equilibrato, con qualità tecniche e dinamismo, e soprattutto con più alternative, visto che hanno anche un giocatore come Hamsik e una soluzione di nome Pandev. L’attacco della Fiorentina si basa su due uomini – fortissimi – che sono Jovetic e Amauri: con loro due la Fiorentina si è risollevata, ma i viola devono sperare che siano sempre in condizione e titolari perché mancano le alternative».

Mazzarri contro Rossi: una sfida tra due allenatori di primo livello?

«Senza dubbio. Sono due grandi allenatori che cercano sempre di far giocare le proprie squadre a calcio. Che cercano e riescono a dare un’anima alle proprie squadre. E danno un loro aspetto tattico alle formazioni che allenano. Poi si sa, nel calcio conta solo il risultato, però Mazzarri e Rossi sono due grandi allenatori dalla grande umanità, lavorano con molta passione, sono tecnici di vertice».

Napoli e Fiorentina, due squadre nelle quali lei ha giocato seppur in periodi difficili: in viola (dal 1989 al 1991) nell’anno dell’addio di Baggio e del cambio di proprietà (arrivando comunque vicino a vincere una Coppa Uefa), in azzurro (dal 1993 al 1996) nel post Maradona.  Quali sono i suoi ricordi delle due esperienze?

«Sì, è vero ho vissuto due periodi non semplici delle due società. A Firenze ho vissuto il passaggio di consegne tra Pontello e Cecchi Gori e come se non bastasse la cessione di Baggio alla Juventus. Ma ho ricordi eccezionali legati al campo, come la finale della Coppa Uefa disputata contro la Juve, ma non solo. A Napoli ho vissuto il passaggio della società da Ferlaino a Ellenio Gallo e poi il ritorno di Ferlaino come azionista di riferimento con maggioranza assoluta e la nomina di presidente onorario di Vincenzo Schiano di Colella. Situazioni societarie difficili e imbarazzanti, ma i miei ricordi di giocatore sono tutti belli in entrambe le piazze. A Firenze come a Napoli è stimolante fare calcio, lì ci sono passione e coinvolgimento. Ogni giocatore e ogni allenatore vorrebbe lavorare in piazze calde e importanti come queste».

Jovetic quanto simile a Baggio?

«Jovetic si avvicina molto a Baggio. Roberto aveva qualche giocata in più a livello individuale, nel dribbling, nelle punizioni e a livello di fantasia. Non ci dimentichiamo che Baggio è stato uno dei numeri uno al mondo per estro e fantasia e in questo è ancora in vantaggio su Jovetic che, dal canto suo, è cresciuto molto sotto porta diventando un goleador vero, è bravo nell’uno contro uno ed è ancora giovanissimo. Diciamo che Jovetic si avvicina sempre di più a Baggio».

Passiamo alla Primavera viola che lei conosce bene e al Torneo di Viareggio: buona la partenza della Fiorentina. Pensa che possa ripetere se non migliorare il risultato dell’anno scorso?

«La Fiorentina di Semplici è una squadra che ha grandi potenzialità e otto stranieri in squadra. Certo, nell’economia del gioco, perdere giocatori come Camporese, Salifu e Babacar non è semplice perché a questi livelli sono insostituibili e determinanti, ma ho notato che i ragazzi che hanno giocato hanno offerto buone prestazioni confermando che quello viola è un buon organico che ha un buon assetto e ambizioni importanti in questo ‘Viareggio’. Le squadre che se la giocano con la Fiorentina? Roma, Inter e Juventus».

Che cosa le sta piacendo maggiormente della Primavera viola?

«Lo spirito, la dimostrazione di una crescita costante anche dei ragazzi del 1994 che si sono integrati nel gruppo molto bene. Come Magheri per esempio, che è pure italiano: è entrato, concentrato e voglioso di fare bene, ed ha anche fatto gol col Vicenza. Mi ha fatto molto piacere per lui».

Il giocatore che farà la differenza in questo Torneo di Viareggio? Chi può essere il Dell’Agnello della situazione?

«Acosty. Purtroppo ha avuto un piccolo infortunio nell’ultima gara contro il Vicenza che lo ha costretto a lasciare il campo, ma nonostante le condizioni del terreno di gioco, fino a quando ha giocato, è stato l’elemento che ha creato di più. È da lui che sono nate le azioni più pericolose. Ad un giocatore come lui non è possibile lasciare un metro di spazio, diventa temibile, letale per l’avversario».

Acosty è un giocatore che, a detta di tutti, è pronto per essere lanciato in prima squadra. Pensa che nel 3-5-2 di Rossi potrebbe ricoprire meglio il ruolo di punta o di esterno di centrocampo e quindi essere costretto a fare le due fasi? Oppure crede che il modulo più adatto per lui sia un altro e quindi con Rossi abbia poche chance?

«Nel modulo che utilizza Rossi è certamente sacrificato. Lui ha sprint e chilometraggio nelle gambe, è una punta aggiuntiva esterna, ha bisogno di spazio e si esprime al meglio sull’esterno dove è devastante ed ha la possibilità di accentrarsi e di andare al tiro in porta oppure di arrivare sul fondo e mettere la palla in mezzo. È un giocatore con propensione offensiva e si può esprimere al meglio nel 4-2-3-1, nel classico 4-4-2 o nel 4-3-3. Meno nel 3-5-2, anche se i moduli si possono cambiare anche in corsa durante l’arco di una partita e quindi tutti possono ritagliarsi il proprio spazio. Acosty oltre ad essere un giocatore potenzialmente importante, è anche un ragazzo serio che lavora con impegno e passione, merita la prima squadra».

Un parere su Zohore, l’ultimo arrivato.

«L’ho visto poco per poter dare un giudizio su di lui. È un classe 1994 e va giudicato nell’arco di una stagione. Per quello che ho visto, mi sembra che abbia qualche difficoltà a livello fisico. Nei nostri tornei Primavera ci sono ritmi elevati e lui forse è ancora un po’ lento. Del resto la sua stazza è imponente, è da raffinare e far maturare, ma ho notato che ha buone doti tecniche ed è molto bravo nel proteggere palla, nel dare profondità e nel far salire la squadra. Forse è presto per dire che è un buon investimento, ma è da tenere d’occhio».

Salifu meglio centrale o interno?

«Può fare tutto. A Vicenza giocava centrale nel  4-3-3. Con me ha fatto molto bene interno nel centrocampo a due. È un giocatore dotato fisicamente e molto forte nei contrasti, ma è anche dotato di buona tecnica».

Cosa pensa del passaggio di Babacar in Spagna?

«Un po’ mi dispiace, ma può essere l’occasione giusta per lui per maturare. Andando in un paese lontano potrà capire cosa significa andare via da Firenze, da un ambiente in cui è sempre stato coccolato e protetto. Sarà un’esperienza importante per Babacar, un giocatore dalle potenzialità infinite, incredibili, che talvolta perde per strada a causa dei suoi comportamenti. Deve fare di più. Deve mettere più entusiasmo, più cattiveria, più voglia di emergere, allora sì che potrà diventare un giocatore da prima squadra».

Ottavi di finale, Fiorentina-Empoli: una partita sempre molto sentita. Un derby tra due ottimi settori giovanili. La bilancia pende più in favore di chi?

«In campionato la Fiorentina ha ottenuto due nette vittorie contro l’Empoli e questo porta a pensare che la bilancia penda a favore dei viola, ma non ci dimentichiamo che in un torneo come il Viareggio dove si giocano partite secche è tutto diverso. A volte a fare la differenza sono le energie nervose, altre volte gli episodi. Si sfideranno due settori giovanili che sono cresciuti moltissimo e poi… resta pur sempre un derby e si sa, queste sono partite che vengono vissute con forti emozioni. Sarà una bella sfida. Io tiferò Fiorentina, tiferò per i miei ragazzi. Cinque undicesimi della Fiorentina di Semplici erano con me lo scorso anno. Devo molto a questi ragazzi che mi hanno dato tanto e che continuano a darmi molto ogni volta che ci sentiamo».

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