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Taglialatela: che fortuna aver giocato con Diego e Bati
Written by Cristina Mattioli   
Friday, 17 February 2012 09:55
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TaglialatelaE’ uno dei personaggi che meglio può rappresentare il match tra Fiorentina e Napoli che andrà in scena stasera, visto che è stato un applaudito ex di entrambe. Giuseppe Taglialatela, detto Pino, ha sicuramente vissuto gli anni più belli di tutte e due le compagini: quella fiorentina negli anni di Cecchi Gori, e quella napoletana che impazziva per il grande campione che ha fatto la storia del calcio, ‘El Pibe De Oro’, Diego Armando Maradona.

La Fiorentina prima delle ultime due vittorie con Siena e Udinese non stava attraversando un bel periodo anche perché sembrava mancare un vero leader all’interno dello spogliatoio. Quali sono i requisiti per diventarlo?

«In realtà non servono dei requisiti speciali perché il leader viene sempre scelto dalla squadra. Certo deve avere delle caratteristiche, tra le quali: essere uno dei giocatori più rappresentativi del club, capace in campo di far valere le sue ragioni, uno che ti risolve le partite e, non per ultimo, uno che va d’accordo con il gruppo e che da questo viene rispettato. Il leader è indubbiamente colui che ha una personalità forte e che nei momenti di difficoltà si prende le sue responsabilità».

Qual è il modo migliore per gestire i problemi che nascono nello spogliatoio?

«E’ difficile riuscire a gestire uno spogliatoio, soprattutto adesso che nelle squadre di serie A ci sono moltissimi giocatori stranieri. Mettere tutti d’accordo è una cosa molto ardua. Se c’è però uno che ha una buona personalità e lavora per la squadra e per il gruppo, tutto si può risolvere. Quando si convive con molte persone, è inevitabile che nascano dei problemi che però devono essere sempre risolti nello spogliatoio». 

La società viola, nel mercato estivo, si è privata di un grande portiere come Frey: pensa che abbia fatto un errore?

«Secondo me Frey è uno dei portieri più bravi in circolazione. Ha inoltre una grande personalità, almeno questo è quello che fa trasparire. E’ indubbiamente un giocatore che sa gestire i problemi all’interno dello spogliatoio, problemi che nascono soprattutto quando i risultati tardano ad arrivare. La critica e i tifosi sanno essere molto esigenti e quando le cose vanno male ci deve essere uno che prende in mano la situazione e che si fa carico di ogni tipo di problema. Alla Fiorentina adesso manca proprio un giocatore di questo spessore».

Ci dà un giudizio sull’attuale estremo difensore viola, Artur Boruc e anche sul suo attuale vice, il brasiliano Neto?

«Neto sinceramente l’ho visto giocare molto poco e quindi non me la sento di dare un giudizio su di lui. Boruc invece è un buon portiere che sta facendo bene alla Fiorentina, ha sostituito alla grande Frey però francamente io ho altre preferenze riguardo a questo ruolo; vedrei molto meglio a difesa della porta viola, almeno per caratteristiche, un portiere italiano».

Nel calcio italiano si continuano a cercare portieri stranieri, invece di “coltivare” quelli italiani che fino a pochi anni fa erano considerati i migliori al mondo, come mai secondo lei?

«Ormai tutto il mondo è paese ma io sinceramente mantengo un pizzico di patriottismo: noi eravamo la nazione con i migliori difensori e portieri del mondo che adesso non abbiamo più. Ciò accade perché diamo la possibilità ai portieri stranieri di poter crescere e sbagliare, mentre ai nostri no, e questo non è giusto. Un’altra cosa che influisce è che non ci sono persone competenti che insegnino fin da bambini, a questi giovani, come si fa il portiere. Chi meglio di un ex portiere può fare da guida a questi ragazzi? Ce ne sono tanti in giro che fanno gli opinionisti, ma che potrebbero benissimo essere d’aiuto, come Marchegiani, uno dei migliori portieri che ci sono stati in Italia, o come Pagliuca. Le società stesse dovrebbero creare i presupposti perché questo accada: ad un portiere a fine carriera potrebbe, per esempio, essere proposto di rimanere, per aiutare quei giovani che volessero intraprendere, a loro volta, il cammino verso il ruolo di estremo difensore».

Lei ha giocato nel Napoli e nella Fiorentina, due realtà che nel tempo sono molto cambiate…

«Sono arrivato a Firenze nell’era di Cecchi Gori. Vittorio era un presidente che pensava solo ed esclusivamente alla Fiorentina, spendeva tanto per allestire una grande squadra in modo da regalare grandi emozioni ai suoi tifosi. Purtroppo non ci è riuscito però amava la Fiorentina. Con lui siamo riusciti a vincere una Coppa Italia e siamo andati avanti in Champions;  eravamo una grande squadra: in attacco c’erano campioni come Batistuta, Chiesa, Balbo, Mijatovic, Nuno Gomes ed avevamo giocatori del calibro di Rui Costa e Toldo. Eravamo una bella compagine, anche se altre squadre, come la Juventus, il Milan e l’Inter, ci davano filo da torcere. La Fiorentina a quei tempi era una delle prime della classe. Purtroppo negli anni successivi ci fu lo smembramento di quella squadra e andammo piano piano a perdere tutto. La società non pensava a far tornare il bilancio, ma solo a costruire una grande squadra spendendo molti soldi; Cecchi Gori può aver sbagliato a fare certe scelte, ma sono sicuro che ha fatto tutto in buona fede, perché alla Fiorentina teneva veramente tanto. Il punto di forza della squadra di adesso è il direttore sportivo Pantaleo Corvino che si sta districando bene, malgrado il budget contenuto che gli viene messo a disposizione. Allestisce ogni anno delle buone squadre. Anche in questo campionato la Fiorentina ha una bella rosa e adesso ha anche un grande allenatore.

Napoli è sicuramente una piazza importante, pensare che ogni anno porta 120-130 milioni di euro in introiti è una cosa fenomenale; il tifoso napoletano vorrebbe vedere una squadra sempre all’altezza della situazione: da che mondo e mondo è sempre stato così. Ai tempi, il presidente del Napoli era felice di investire in nuovi giocatori e non gli importava se ci rimetteva o no, adesso purtroppo non è più così».

Con i partenopei lei ha vissuto l’epoca delle grandi vittorie quando, a soli 18 anni, era aggregato come terzo portiere alla squadra che ha vinto il primo scudetto e una coppa Italia, poi ha conquistato una Supercoppa Italiana. Di quella squadra faceva parte anche Diego Armando Maradona. Ci racconta quegli anni? E come è stato allenarsi e giocare insieme ad un campione come lui?

«Io ho avuto la grande possibilità di vivere quegli anni meravigliosi del Napoli e di allenarmi con Maradona. I partenopei fecero una scalata incredibile vincendo addirittura il loro primo scudetto, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Per quella che era la forza di quella squadra, sinceramente ha vinto poco, poteva fare molto di più. C’era un presidente tifoso che fece moltissimi investimenti in quegli anni, oltre a Maradona riuscì a portare a Napoli anche Giordano, Bagni, Careca, Alemao, Crippa, Di Napoli… insomma c’erano giocatori di altissimo livello e che costavano molto, sia come cartellino che come ingaggio. In quel calcio, le società si basavano soprattutto sugli incassi che venivano fatti ogni domenica con la vendita dei biglietti, non c’era tutto questo business che adesso gira intorno. Ora tutto si basa sulle pubblicità e sui diritti televisivi. La maggior parte dei proprietari delle squadre pensa a guadagnarci, tranne Moratti, Berlusconi e Agnelli che sono presidenti tifosi e che hanno un’organizzazione diversa a livello manageriale».

Con la Fiorentina lei ha conquistato una Coppa Italia nella stagione 2000-2001 ed ha giocato in Champions League: quali emozioni ricorda maggiormente?

«L’esperienza in Champions League è stata veramente unica perché per me era la prima volta, devo ringraziare la Fiorentina per avermi dato questa possibilità. Arrivato a Firenze, mi ero messo a disposizione della squadra; venivo da un’esperienza importante con il Napoli nel quale ero un leader ed essere catapultato in un ambiente con così tanti grandi campioni poteva essere traumatico e invece non fu così, anzi. Anche con la piazza ho avuto un bellissimo rapporto, sono stato fin da subito accettato benissimo. In squadra il mio lavoro era quello di dare una mano a Toldo e da lui ho avuto, oltre che una grande amicizia, un riconoscimento molto importante. Francesco in quegli anni fu chiamato per andare a giocare l’Europeo e fece un grande campionato, riuscendo a parare anche qualche rigore. Tornato, mi ringraziò perché lavorando sodo era riuscito, con il mio aiuto, a superare la difficoltà che ancora aveva, quel piccolo ‘neo’ di non riuscire a parare i rigori. Francesco è stato uno dei portieri più forti che io abbia mai conosciuto».

Qual è il giocatore più forte col quale ha giocato, dopo Maradona ovviamente?

«Sinceramente ho avuto l’onore di giocare con tanti grandi campioni, ma nei tempi più recenti il più forte è stato indubbiamente Batistuta. Era un po’ il mio incubo perché tutte le volte che giocava contro il Napoli riusciva sempre a farmi gol. Poi una volta arrivato a Firenze, fui felice che facesse gol agli altri (ride ndr). Batistuta, dal ’93-’94 fino a quando ha vinto lo scudetto con la Roma, è stato sicuramente il più forte attaccante. Ho avuto la fortuna di giocare con due argentini molto diversi tra di loro, ma che sono stati i due attaccanti più formidabili, veri fuoriclasse, con i quali ho avuto a che fare».  

Lei ha avuto a che fare sia con i tifosi partenopei che con quelli viola, due tifoserie così simili ma allo stesso tempo così diverse.

«La differenza c’è. A Firenze il calcio è molto seguito però c’è un’educazione calcistica completamente diversa da quella di Napoli. Durante la settimana a Firenze riesci a stare molto tranquillo, non c’è lo stress giornaliero che c’è invece nel capoluogo campano. Batistuta, Rui Costa, Toldo sono durati così tanto a Firenze anche perché potevano fare una passeggiata per il centro con le famiglie e non essere assaliti dai tanti tifosi come invece succede a Napoli dove anche il giocatore che fa la riserva è considerato super. Nei momenti difficili del calcio giocato, i fiorentini però sono molto più critici rispetto ai napoletani. A Napoli, se la squadra sbaglia una partita o addirittura un’annata, non se la prendono così tanto come fanno invece i tifosi viola, sono più comprensivi. Per far ‘scattare’ il tifoso napoletano ce ne vuole, mentre quello fiorentino è molto più ‘fumino’. Con il supporter viola puoi dialogare, con quello napoletano puoi festeggiare». 

Stasera andrà in scena Fiorentina-Napoli. Che partita si aspetta?

«Il Napoli può fare il bello e il cattivo tempo, ha una forza impressionante per quanto riguarda l’attacco. Se gli attaccanti e i centrocampisti funzionano, penso che il Napoli possa dare fastidio a chiunque. Ultimamente la squadra di Mazzarri non sta andando molto bene: vuoi a causa della stanchezza mentale, vuoi perché ci sono dei problemi o perché non riescono più a fare risultato. Lo scorso anno riuscivano a vincere anche al 94’, adesso non più, ma un periodo no può capitare. Rispetto al campionato scorso, il Napoli ha 10-15 punti in meno forse perché gli manca quella cattiveria che prima metteva in ogni partita mentre adesso la tira fuori solo per le grandi sfide, soprattutto in Champions. Approdando in una competizione così importante ha lasciato un po’ andare il campionato ed è comprensibile. Riprendersi è difficile, ma mai dire mai. La Fiorentina è in risalita ma il Napoli è sempre da temere».

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