| Cavani&Jovetic, ecco a voi i signori del gol |
| Written by Michela Lanza | |||
| Friday, 17 February 2012 10:28 | |||
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Nelle partite in cui in questa stagione è stato assente Jovetic, la Fiorentina non è riuscita mai a trovare la via del gol portando a casa due pareggi per 0-0 (contro Milan a Firenze e Cagliari in trasferta) e due sconfitte (contro Inter e Palermo lontano dalle mura amiche). Un dato significativo nella stessa identica maniera di quello che elegge Jo-Jo bomber viola con 12 reti all’attivo su 17 gare da lui giocate finora Per quanto riguarda il Napoli, sembra andare a fasi alterne in maniera direttamente proporzionale con le prestazioni del suo attaccante che, nonostante sia incappato a brevi periodi di astinenza da gol, ha già messo a segno 13 gol (su 38 segnati dalla squadra) in 21 presenze. I numeri dimostrano che le reti del montenegrino sono ancora più incisive visto che sono più del 50% di quelle segnate dalla squadra, ma è anche vero che la Fiorentina ruota intorno a lui e non ha nessun altro finalizzatore di rilievo (almeno fino ad oggi, visto che Gilardino a causa anche del lungo infortunio ha segnato in viola solo 2 gol e 1 il Tanque Silva). Cavani, invece, che ha segnato circa 1/3 delle reti della squadra di Mazzarri, è consapevole che il potenziale offensivo del team azzurro ha varie soluzioni, le stesse che hanno portato Hamsik, grazie ai suoi inserimenti, a mettere a segno 6 gol, la ‘riserva’ Pandev ad arrivare già a quota 5 e Lavezzi, il quale è maggiormente portato per il ruolo di assist man, a 4 reti. Resta il fatto che tra Jovetic e Cavani, quest’oggi, sarà sfida all’ultimo gol. Eppure i due giocatori sono molto diversi, una seconda punta e una prima punta che addirittura potrebbero giocare insieme e fare cose eccezionali. Proviamo ad analizzarli. CAVANI GOLEADOR EVANGELICO. Partiamo per dovere di ospitalità dall’attaccante dei partenopei. Edison Cavani è nato in Uruguay nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio 1987, ed ha origini italiane. Infatti il nonno paterno era originario di Maranello, la città della Ferrari. E lui in effetti è il cavallino rampante, il motore del Napoli di Mazzarri da due stagioni. È arrivato in Italia a venti anni grazie a Rino Foschi che lo ha prelevato dalla squadra del Danubio per una cifra intorno ai 5 milioni di euro mettendolo a disposizione del Palermo di Zamparini. Tre anni e mezzo in rosanero, anni che gli sono serviti molto per maturare e conoscere il calcio italiano. Tra i suoi allenatori, nel suo ultimo campionato in Sicilia (2009-10), Delio Rossi che lo stima tuttora e lo ha in passato definito <attaccante moderno>. Ebbene sì, El Matador è uno di quegli attaccanti considerati moderni, ovvero punte che possono essere impiegate in ogni modulo, che svariano su tutto il fronte d’attacco, che sanno fare da punto di riferimento, ma che sanno anche prender parte alla manovra offensiva in maniera attiva e non statica. Cavani è un giocatore così: si considera (e di fatto lo è) una prima punta, ma grazie alle sue infinite doti, può ricoprire anche il ruolo di seconda punta. È abile nel colpo di testa, col destro e col sinistro. Ha un fisico esile, è agile e tecnico ma soprattutto ha un eccelso fiuto del gol: vede la porta, la sente da ogni posizione e anche da fuori area. Di lui, figlio di un ex calciatore e attuale allenatore (il padre Luis ha giocato in prima divisione uruguaiana e conta anche qualche presenza in Nazionale, poi è diventato allenatore) e fratello di altri due calciatori (il fratello Christian è difensore nel Salto e il fratellastro Walter Guglielmone gioca nel Montevideo Wanderers) è curioso ricordare che il suo primo gol italiano lo ha realizzato proprio contro i viola di Prandelli in un Palermo-Fiorentina datato 11 marzo 2007 (risultato finale 1-1). Infine, come piace sempre ricordare al giocatore, Dio è sempre con lui. È nota la sua fede cristiano evangelico pentecostale, è un Atleta di Cristo. Per Cavani non ci sono dubbi su chi ha voluto che fosse lui la nuova stella di Napoli: <Dio mi ha mandato al San Paolo e lo ringrazio>. Chissà se San Gennaro approverà. Nel frattempo chiediamo ai nostri difensori di fare attenzione alle giocate dell’attaccante partenopeo che ha sempre più fame di vittoria e di rimandare altri ‘miracoli’ alla prossima sfida, magari quella in Champions contro il Chelsea. NEL SEGNO DI BAGGIO. Se Cavani è il motore del Napoli, Stevan Jovetic è il propulsore della Fiorentina, il nuovo idolo di Firenze. E se Cavani è il nuovo leader della squadra di Mazzarri, ma lungi da ogni napoletano paragonarlo a Diego Armando Maradona (anche per ovvi motivi di ruolo, semmai Lavezzi , ma Diego… per favore), Jo-Jo è l’anima del nuovo ciclo viola e, seppur abbia rifiutato il numero 10 sulla schiena (ha sempre voluto l’8, il suo numero preferito) è di fatto l’erede di Roberto Baggio negli occhi e nei cuori dei fiorentini. Partiamo col dire che ad oggi è in effetti il giocatore che più di tutti ricorda il Divin Codino. È veloce, imprevedibile, è abile nelle accelerazioni e nell’uno contro uno. Salta l’uomo ed ha uno spiccato fiuto del gol. Forse ha un pizzico di fantasia in meno (Baggio era un genio, lui per ora solo un talento con licenza di crescere ancora per avvicinarsi al maestro), ed è meno rifinitore del vicentino, ma è una seconda punta eccezionale, quasi imprendibile per gli avversari costretti ogniqualvolta a lasciarsi saltare o ad ostacolarlo con inevitabili falli tattici. In comune con Baggio ha anche un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per un anno: ma entrambi hanno avuto il carattere e la forza di tornare più forti di prima. Infatti anche Jo-Jo, che lo scorso campionato è stato suo malgrado spettatore, ha dimostrato che lo stop lo ha rinforzato, anche nel carattere, smentendo tutti gli scettici che pensavano ad un suo ritorno timoroso e impaurito. Insomma Jovetic, oggi più che mai, è la stella di questa Fiorentina, quella che vuol ripartire con un nuovo ciclo vincente. Dopo essersi conquistato la fascia di vicecapitano, ha da poco prolungato il suo contratto con la Fiorentina per cinque anni felice di farlo. REFRATTARIO ALLE TENTAZIONI. Un contratto che lo lega a Firenze (quello che ha ufficializzato il prolungamento del matrimonio fino al 2016 il 31 ottobre scorso) la città che lo ha portato in Italia giovanissimo, a soli 19 anni. Jovetic, nato a Podgorica il 2 novembre 1989, è approdato a soli 14 anni nelle giovanili del Partizan Belgrado e appena due anni più tardi ha fatto il suo esordio in prima squadra diventando uno dei più giovani esordienti della serie A serba di tutti i tempi. Nonostante i suoi 16 anni, si è conquistato in pochissimo tempo l’etichetta di leader e la fascia di capitano, ruolo che gli si addice per la sua personalità e che presto potrebbe ricoprire anche a Firenze (è nel suo destino, forse già dalla prossima stagione). Oltre ad essere stimato dai compagni, il montenegrino è anche un giocatore rispettoso ed educato, non si lascia mai andare a gesti di stizza o eclatanti. Questo accadeva prima quando giocava in patria e accade oggi che indossa la maglia viola. E a proposito di Fiorentina, dicevamo che è arrivato giovanissimo: non c’è voluto molto affinché il talento di Jovetic venisse apprezzato tanto da costringerlo a lasciare il Partizan, la squadra che lo ha fatto conoscere agli addetti ai lavori, primo su tutti a Pantaleo Corvino, lesto ad anticipare la concorrenza e portare Jo-Jo a Firenze. È arrivato in Toscana nel 2008 per una cifra pari a 8 milioni di euro e oggi (dopo tre anni e mezzo, di cui uno senza giocare) ne vale almeno cinque volte tanto. Segno di crescita costante del ragazzo che ormai è la tentazione dei club più importanti d’Europa. È un giocatore da grande squadra. Tutti lo vorrebbero, perfino quel Napoli di De Laurentiis ricco di frecce offensive: <Chi al posto di Lavezzi se dovesse lasciare Napoli? Forse Jovetic>, dichiarò il patron azzurro nel luglio scorso, per poi corteggiarlo ancora nel mese di dicembre. Nonostante tutto, il giocatore ha ribadito la sua volontà: <Mi sento bene in questa squadra e sono convinto di potermi togliere tante soddisfazioni. Firenze è la mia scelta, le responsabilità non mi spaventano e mi piacerebbe vincere il Pallone d’Oro>. Senza se e senza ma, il montenegrino ha rimandato al mittente ogni avances confortato dal procuratore Fali Ramadani: <Le big non ci interessano, il suo futuro è a Firenze>. E allora che paura c’è? Firenze ha il nuovo Baggio, il suo nuovo leader, il suo nuovo capitano felice di indossare la maglia viola. Quel giocatore intorno al quale costruire il nuovo ciclo a patto che non arrivino offerte ‘indecenti’… Perché quelle potrebbero far saltare il banco e infrangere i sogni di molti. Per ora, però, c’è da tentare di salire sull’ultimo treno per l’Europa provando a battere il Napoli. E il piede giusto per salirci è sempre quello di Jovetic. Cavani permettendo.
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