Goncalves è l’ultimo colpo del mercato viola. Il riepilogo

L’orologio del mercato batte l’ultimo rintocco: la Fiorentina esce totalmente rivoluzionata da una sessione frenetica, con 13 nuovi innesti a ridisegnare la rosa. Un mercato a due facce guidato da Fabio Paratici, iniziato nell’entusiasmo travolgente dei tifosi e chiuso tra i sussurri di troppi rimpianti.
L’acquisto last-minute di Pedro Gonçalves sull’ala ha chiuso il cerchio, i centimetri e la voglia feroce di Beto basteranno a non far rimpiangere Kean? E l’esplosività di Wilfried Gnonto sarà utile a Grosso? Interrogativi che solo a cui solo il campo potrà rispondere. L’unico vero colpo “da aeroporto” è stato Franco Mastantuono, il gioiello argentino che più accende la fantasia della piazza. La rivoluzione conta tredici volti nuovi, inclusi l’attaccante ex Parma Mateo Pellegrino, il centrale brasiliano ex Grêmio Viery, la linea verde con Arthur Atta, Inao Oulai, il terzino Alex Jiménez, Alieu Njie e Victor Valdepeñas, oltre alle scommesse di riscatto Radu Drăgușin e João Mário, finora tutt’altro che esaltanti.
Per fare spazio, la società ha fatto scientemente piazza pulita dopo il pessimo campionato scorso. Lunghissima la lista dei partenti: salutano Lucas Beltrán, Amir Richardson, Pietro Comuzzo, Matias Moreno, Robin Gosens, Simon Sohm, Lorenzo Fortini, Giovanni Fabbian, Roberto Piccoli, Matias Balbo e M’Bala Nzola. Zero rimpianti per Albert Gudmundsson, che a Firenze non ha mai dimostrato il suo valore. L’unico addio doloroso per vero attaccamento alla maglia è quello del senatore Rolando Mandragora.
Se fino a metà agosto Paratici sembrava il numero uno indiscusso del tavolo delle trattative, il finale ha cambiato parzialmente i giudizi. Hanno pesato la gestione spinosa del caso Moise Kean, finito con l’addio tra i malumori, e la ferita aperta del fallimento della trattativa per Joshua Zirkzee, sfumata sul più bello. Nelle ultime ore il dirigente ha dato l’impressione di subire i colpi degli avversari anziché condurre i giochi.
I retroscena milanesi lasciano ora il tempo che trovano. La realtà dice che l’avvio di campionato è stato bruttissimo: squadra imballata e senza identità. Non c’è tempo per i processi: bisogna rialzarsi subito. La speranza è che i nuovi arrivati — l’idolo Mastantuono, Gonçalves, Beto e Gnonto in testa — diano una mano immediata. Contro il Torino serve già la prima vera svolta della stagione.
FOTO MARCO SABATINI