Ci sono notti che cambiano il destino di una stagione, e quella appena vissuta al Viola Park ha i contorni del cortocircuito sportivo. L’esonero di Fabio Grosso, consumatosi nel silenzio delle ore piccole, non è solo la conseguenza dello zero in classifica contro il Torino; è il fallimento di un’idea astratta di calcio che Firenze non ha mai digerito. Una squadra senz’anima, scollata nei reparti e prigioniera di un equivoco tattico che rischiava di trascinarci nel baratro.
Fabio Paratici ha dovuto fare la mossa più difficile per un dirigente: ammettere l’errore estivo, inghiottire il rospo e resettare tutto. Il ritorno di Paolo Vanoli non è un semplice “usato sicuro”, è una vera e propria operazione di chirurgia d’urgenza. Vanoli conosce ogni singolo mattone di questo ambiente, sa come toccare le corde dell’orgoglio di uno spogliatoio infarcito di giovani promesse ma svuotato di vecchi leader capaci di indicare la strada nei momenti di tempesta.
Ora però si apre il vero enigma: come si incastreranno i tanti volti nuovi arrivati in estate con il calcio verticale e pragmatico del tecnico ritrovato? Vanoli non ha la bacchetta magica, ma ha il fuoco dentro. Paratici gli riconsegna le chiavi della Fiorentina blindando, di fatto, anche la propria posizione. Da oggi nessuno ha più alibi, dalle giovani scommesse a chi deve prendersi questa squadra sulle spalle.
Il Franchi non chiede spettacolo, chiede rispetto, sudore e punti. Bentornato Mister, la risalita comincia adesso.
FOTO MARCO SABATINI

