Sul fil di lana di una una stagione disastrosa, ecco la gioia che non t’aspetti. La Fiorentina che sbanca, con pieno merito, lo stadio della Juventus, inguaiando la Vecchia Signora che adesso deve sperare in un miracolo per qualificarsi in Champions. Ironia della sorte, il successo all’Allianz Stadium mancava dal dicembre 2020 e pure allora fu un’annata tribolata, con la salvezza conquistata con soli 40 punti finali (oggi ne abbiamo soltanto uno in più). E anche allora fu l’unica gioia stagionale. Un contentino che, sia chiaro, non riabilita questo gruppo di calciatori, ma che funge da potente alka-seltzer per aiutare a digerire le troppe amarezze forzatamente ingurgitate da agosto scorso. Dicevamo vittoria meritata, sì perché la foramazione di Vanoli ha imbrigliato le fonti di gioco di Spalletti, ripartendo sempre in contropiede e sfruttando gli ampi spazi cocessi dai bianconeri. Ha saputo anche soffrire e, come accade sempre in questo tipo di vittorie, è stata anche aiutata da un pizzico di buona sorte (vedi il gol annullato a Vlahovic per fuorigioco, susseguente a una deviazione giustamente giudicata involontaria).
Bella l’azione del primo gol di Ndour, servito con intelligenza da Solomon. A proposito del giovane centrocampista, crediamo che nonostante le tante critiche ricevute, valga la pena puntare su di lui per la prossima ricostruzione. Così come bisognerà puntare su Fagioli (a nostro modesto parere non meritava il cambio). Poi, dopo diverse chance non sfruttate in ripartenza, è arrivato pure il raddoppio (splendido) del nuovo entrato Mandragora che, quando si tratta di calciare in porta ha pochi rivali. Il resto l’hanno fatto De Gea (sempre sicuro tra i pali) e una difesa stranamente attenta. L’unico neo il grave infortunio occorso nel primo tempo a Parisi proprio quando questo ragazzo stava cominciando a carburare davvero. Toccante la dedica al buon Fabiano di Mandragora in occasione della seconda rete. Da parte nostra l’in bocca al lupo per una pronta guarigione. E adesso? La palla passa a Paratici che, ne siamo certi, non si farà influenzare troppo da questa gioia finale perché la rifondazione serviva prima del successo di Torino, come serve adesso.

