Grazie a Dio è campionato

Grazie a Dio è campionato

Dopo il massacro di Parigi non siamo più gli stessi. Il sangue di quelle povere vittime resterà indelebile nei nostri cuori. La paura sta travolgendo anche il mondo del pallone. Si è deciso di cancellare Belgio-Spagna e all’ultimo minuto anche Germania-Olanda, quando perfino Frau Merkel aveva già preso posto allo stadio. In queste condizioni è difficile pensare ad altro.

Inghilterra-Francia si è disputata sulle note della Marsigliese come nel drammatico finale del film Fuga per la vittoria di John Huston, dove l’inno francese diventa la colonna sonora della rivolta contro il nazismo. Il calcio dovrebbe essere gioia e passione, invece in queste ore sembra prevalere l’odio.

Allo stadio di Istanbul prima di Turchia-Grecia il minuto di silenzio è stato profanato da fischi e cori perlomeno blasfemi. Javier Pastore, il talentuoso giocatore del Psg, piange due amici morti nella tragedia e confessa la paura di tornare a Parigi, Lilian Thuram, l’ex campione bianconero, s’interroga con tormento sul radicalismo xenofobo di Marine Le Pen. Il momento è delicato e soprattutto è pieno di contraddizioni e lo si vede anche nella cronaca minuta: a Borgomanero in un derby fra pulcini (ragazzi del 2005) di Torino e Juventus, due genitori (lui bianco e lei di colore) sono stati malmenati selvaggiamente, da chi fa ancora inspiegabilmente esercizio di razzismo.

 

Molti anni fa, durante un’intervista con Gian Paolo Ormezzano, allora direttore di Tuttosport, lo sfidammo a anticiparci il titolo del giorno dopo. Erano gli anni del terrorismo in Italia: attentati, rapimenti e paura. Eppure si era alla vigilia del campionato. Lui, con il suo genio piemontese, credente, ci pensò sù e poi esplose: Grazie a Dio è campionato. E così fece a nove colonne. Ecco, ci piacerebbe recuperare il concetto di quel titolo e farne un motto, una parola d’ordine: solo la speranza ci può far uscire dalla paura.

 

Massimo Sandrelli

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